beautistas-eyeliner-brigitte-bardotÈ il 1968 e tutte le radio e televisioni francesi -e non solo!- trasmettono “Initials B.B.”, ipnotizzante canzone d’avanguardia scritta ed interpretata da Serge Gainsbourg. La destinataria del brano? Brigitte Bardot.

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Immagine promozionale per “Et Dieu… Créa la Femme” (1956) | GETTY

La prima volta che ho visto “Bri-Bri” -così la chiamavano da bambina- giocava con una macchinina rossa sul filo dei panni bianchi stesi, in una terrazza di Saint Tropez: era il 1956 e lei diventava un fenomeno sexy nel lungometraggio del primo marito Roger Vadim, “Et Dieu… Créa la Femme”, destinato ad un successo planetario, soprattutto grazie all’esplosiva bellezza e solarità della protagonista, che di lì a poco avrebbe turbato tutte le terre emerse.

La sua spontanea sensualità e naturalezza turbarono anche me, che quando vidi per caso qualche scena del film avevo forse otto o nove anni e -ad eccezione di qualcuno che trovava la ricordassi, forse per via dei capelli o dell’espressione imbronciata (non l’ho mai capito)- non ero mai veramente entrata in contatto con il fenomeno Bardot.

Bastarono due scene e volevo già essere lei.

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Quando era bruna (il suo colore naturale), 1953 | LIFE

Il film uscì in Italia nel ’56 con il titolo “Piace a troppi – E dio creò la donna”, che forse ai pubblicitari sembrava più accattivante per gli spettatori, e fu ovviamente un successo anche qui, come nel resto del mondo.

La ragione? Non certo la storia -carina, ma tutto sommato semplice- di questa giovane Lolita francese che fa impazzire tutta la città, bensì l’attrice protagonista. Il ruolo di Brigitte era un po’ il corrispettivo di quello di una Marilyn francese -intrisa quindi di più mistero e naturalezza, meno esuberante e sorridente, eventualmente più bambina ma al contempo di gran lunga meno innocente ed ingenua-, con tanto di boccoli biondi ed abiti iper femminili.

ET BRGITTE… CRÉA LA FEMME

L’ICONA

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B.B in Dior, 1957

Ciò che però, per prima cosa, la distingueva nettamente dalla Monroe -ma anche da tutte le altre dive del tempo- erano proprio le chiome: originariamente bruna, Brigitte aveva schiarito i capelli per la prima volta nel 1954 , per interpretare il ruolo della bionda Poppea, la donna di Nerone -si piacque e piacque così tanto da non voler più cambiare- e li teneva lunghissimi e sciolti sulle spalle e lungo la schiena.

Erano gli anni ’50 e le dive, imitando Marilyn e Grace Kelly, tenevano i capelli come andava di moda al tempo: corti e acconciati a boccoli perfetti, simbolo di sobria e sbarazzina classe. Ma lei no: Brigitte fu la prima diva dai capelli lunghi lunghi e mossi, un po’ scompigliati, a volte pinzati sopra la testa in quella pettinatura a lei associata, la choucroute a nido d’ape con qualche ciuffo volante fuori posto.

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Fotografata da Peter Basch nel 1957
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Con una delle sue iconiche pettinature | TRIUNFO

E poi il trucco: agli occhi delicati e alle labbra rosse delle altre, Brigitte preferì pesanti segni di eye-liner e un rossetto quasi nudo, rosa carne, contornato da una riga più scura a delimitarne i confini.

Modificò lo stile e -come avevano fatto Greta Garbo, Jean Harlow e Marilyn Monroe prima di lei- ridefinì il trend femminile in modo definitivo, di lì in avanti; lo prova il fatto che ogni famosa modella bionda, almeno una volta nella vita, dagli anni 70 ad ora, è stata truccata e fotografata nei suoi panni.

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Brigitte Bardot a casa, nel 1958. | PH. Nicolas Tikhomiroff

A lei si attribuisce l’invenzione della sua scollatura omonima, la Bardot -ad ampio scollo, con le maniche abbassate sulle spalle- ed il lancio della moda della frangetta, della fascia per capelli (iconica in “Le Mépris” di Godard, 1963)  e degli abiti a quadretti -da quando indossò il suo primo, progettato da Esterel, al matrimonio con Jacques Charrier.

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Uno stile più sbarazzino e hippie sul finire degli anni ’60 | PH. Terry O’Neill

Tutti la volevano come testimonial: Givenchy, Dior e Chanel si impegnarono a seguirla ed a creare per lei durante tutti gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta e Balmain la vestì in occasione della celeberrima visita alla regina d’Inghilterra del 1956 -assieme ad Anita Ekberg e Marilyn Monroe- con un iconico abito ‘troppo scollato’ che furono costretti ad aggiustare pochi istanti prima dell’incontro ufficiale.

Senza dubbio, il suo stile -che Brigitte tiene sempre a ribadire “è stato completamente casuale, naturale e basato sul mio gusto un po’ strano per il tempo”- non è mai passato di moda (come assai raramente e mai prima di lei era accaduto!) e ha continuato negli anni a suscitare imitazioni, omaggi e apprezzamenti da parte del mondo della moda e delle donne in generale, ma solo nel l’attrice si è decisa a creare ‘B.B’, la sua linea di moda personale.

IL CINEMA & LA MUSICA 

Prima di apparire e sconvolgere in “Et Dieu… Créa La Femme”, di Brigitte Bardot si era sentito parlare davvero poco, sebbene quella svolta che l’aveva fatta bionda nel 1954 (doveva schiarirsi i capelli per interpretare Poppea al cinema) non era certo passata inosservata.

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Sul set di “La Femme et le pantin”, 1959

E dal ’56 in poi fu tutto un successo: trai  ruoli più famosi ci sono la ballerina di flamenco Eva in “La Femme et le pantin” (1959), Sofia in “La bride sur le cou” (1961) e fu la protagonista di “Vita Privata” (1961) di Louis Malle, accanto a Marcello Mastroianni. Nel 1963 viene per la prima volta acclamata dalla critica per l’interpretazione di Emilia ne “Il Disprezzo” di Godard, che le vale un nuovo tipo di fama: Brigitte viene riconosciuta come un’abile attrice, in grado di calarsi nei panni di una giovane ingenua seduttrice come nei ruoli più intellettuali. Continua a recitare assiduamente per altri dieci anni, comparendo come protagonista in “Viva Maria!” (1965) -sempre di Malle-accanto a Jeanne Moreau, “Histoires Exrtaordinaires” (1968) -di Federico Fellini- accanto all’amico di una vita Alain Delon, e “Les Pétroleuses” (1971) con l’amica e corrispettiva italiana Claudia Cardinale. 

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“Le Mépris”, 1963

Negli stessi anni -’60 e ’70- si dedica anche alla passione per la musica, facendone una brillante carriera: incide molte canzoni (tra cui le famosissime “Je T’aime… Moi Non Plus” e “Bonnie & Clyde” insieme allo storico compagno Serge Gainsbourg) principalmente di ispirazione provenzale-camarguese, raccogliendole in diversi album di successo. Tra tutti, il brano più significativo è forse “La Madrague”, pezzo dall’aria naïf e delicata, registrato e dedicato alla sua abitazione camarguese.

Nel 1973, stanca della celebrità, dei riflettori e della frenesia, abbandona il cinema e la vita mondana, per dedicarsi a qualcosa che la fa sentire meglio, ed inizia così una nuova fase -definitiva- della sua vita.

LA DONNA

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Con l’amico di sempre e collega Alain Delon a Saint Tropez, 1968 | MATCH Archives

Di Brigitte Bardot si è sempre detto molto, ma assai raramente qualcosa di vero. Da sempre insoddisfatta di una vita che non l’ha mai resa tanto felice come la stampa raccontava tramite solari fotografie che la ritraevano in spiaggia con i capelli al vento, tentò il suicidio più volte: gli episodi più noti avvennero nel giorno del suo ventottesimo compleanno (1962) e del trentottesimo (1972).

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Brigitte e la musica | LIFE

Considerandosi inadatta alla maternità, accetta con non poca difficoltà la nascita del suo primo ed unico figlio Nicolas (avuto insieme al marito di allora, Jacques Charrier) nel 1962, e visse con estremo stress gli anni successivi all’evento -inseguita dai paparazzi. Questo, insieme sicuramente ad altri fattori legati alla portata della sua celebrità ed al suo successo mediatico -perlopiù involontario- consolida la sua scelta di abbandonare le scene non troppi anni dopo.

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Con i suoi migliori amici, negli anni ’70 alla Madrague | LIFE

Ritirarsi dalle scene, per Brigitte, significa questo: poter vivere alla Madrague -la sua tenuta provenzale nei pressi di Saint Tropez, zona conosciuta durante le riprese di “Et Dieu…Créa La Femme”– insieme ai suoi moltissimi ed amatissimi cavalli, cani e gatti. “Ho dato la mia giovinezza e la mia bellezza agli uomini” scrive nella sua autobiografia (“Les Initiales B.B.”) “ora voglio dedicare la mia vecchiaia e la mia saggezza agli animali”: animalista, vegetariana ed ambientalista, la Bardot non perde occasione per lanciarsi in campagne in difesa degli animali, anche quando ciò comporta scagliarsi contro eminenti figure pubbliche.

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Indomabile e bellissima Brigitte fotografata da Terry O’Neill

Ormai lontana dal ricordo di ciò che simboleggiava per la Francia ed il mondo intero, lasciato il cinema, la moda e la musica, venduti tutti i suoi abiti più iconici in favore della raccolta di fondi per la causa animalista, di Brigitte rimane la donna, con le sue fragilità e sfaccettature, ma soprattutto quella stupenda e fiera sincerità scolpita nel suo sorriso imbronciato che l’ha sempre contraddistinta e resa l’inarrivabile leggenda che è destinata a rimanere.

Carmen C.