C’è una scena di Principe Libero in cui Luca Marinelli è inquadrato di spalle sul palcoscenico e ricorda Fabrizio De André così tanto da rendere impossibile distinguere l’uno dall’altro.

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Luca Marinelli in una scena del film

Eppure, la bellezza di questo film sta proprio nel fatto che -per tutta la sua durata- il protagonista riesce a mantenere le distanze tra sé stesso ed il celeberrimo cantautore genovese, pur somigliandoli moltissimo nei gesti e nelle fattezze: c’è quella sorta di rivisitazione, reinterpretazione ed appropriazione creativa del poeta da parte dell’attore, che finisce quindi, più che per mimare De André, per farne una versione verosimile, ma sua.

Il progetto di Luca Facchini, appoggiato in toto dalla cantante Dori Ghezzi, storica compagna e grande amore di De André, si divide in due episodi e segue in maniera particolare la vita del cantautore, partendo -nel primo- dal drammatico episodio del rapimento in Sardegna, nell’agosto del 1979, e tornando poi all’infanzia e all’adolescenza di Fabrizio, nella Genova di Città Vecchia, di Via Del Campo e Bocca di Rosa, dove il ragazzo scopre i piaceri della vita ed i propri sogni.

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Luca Marinelli e Valentina Bellè sono Fabrizio e Dori Grezzi
Una sezione importante è poi dedicata all’incontro e sodalizio con Paolo Villaggio, le prime canzoni tra il serio ed il faceto scritte a quattro mani, la passione per una giovane prostituta istriana e poi il matrimonio con ‘Puni’, Enrica Rignon, dal quale nascerà Cristiano.
Destinati invece al secondo episodio sono il grande amore per Dori e la vita in Sardegna, terra ispiratrice di alcuni tra i suoi migliori pezzi degli anni ’70, tra tutti, la struggente Hotel Supramonte, sottofondo nel film della liberazione della coppia da parte dei briganti e del loro ritorno a casa.
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Fabrizio e Dori (quelli veri), durante la registrazione dell’album “Rimini” | Archivi RAI

Una visita guidata, questa, come fossimo in un museo, nella vita artistica e personale di quello che senza riserve e senza tentennamenti definisco fieramente il più grande cantautore di tutti i tempi, poeta della vita e della morte, dell’amore, della guerra, del popolo e degli dei.

Se a tratti cade nel didascalico, sa sempre subito risollevarsi, anche e soprattutto grazie all’immensa versatilità di Marinelli, capace di trasportarci dentro gli occhi di Faber dagli anni sessanta agli anni novanta, da Genova all’Agnata, da Barbara a Titti.
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Senza bisogno di presentazioni, Faber.
L’ennesima riprova che l’Italia non solo può fornire buoni prodotti atti a mantenere viva la curiosità e la memoria nei confronti dei grandi della nostra cultura, ma soprattutto sa farlo, visto anche tutto il patrimonio artistico che continua a meritare di essere portato all’attenzione del grande pubblico.
La mia video recensione QUI : https://www.youtube.com/watch?v=GwQmAi8WskM&feature=youtu.be
Carmen