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Dio, mandami una donna obbediente” dice Fred Waterford in The Word, season finale della seconda stagione di The Handmaid’s Tale. Nella Repubblica di Gilead sentenze del genere sono la normalità. E benché quella messa in scena sia una distopia, io la percepisco come una realtà fin troppo vicina a me. Inizialmente, ci rivedevo epoche passate che si erano lasciate alle spalle atteggiamenti così retrogradi e, naturalmente, l’America attuale di Trump; successivamente – da quando è stato formato il nuovo governo – il clima di terrore dello show ha iniziato a ricordarmi quello che sta prendendo piede anche in Italia (e non solo).

Guardo The Handmaid’s Tale con la consapevolezza che un giorno potrei esserci io in quella stessa situazione. È molto più di una serie tv, è un avvertimento.

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Io non voglio essere privata della mia identità. Io non voglio portare un nome che mi riduca ad essere la proprietà di un uomo ([SPOILER] la scena finale di After, settimo episodio della seconda stagione,è di una solennità incredibile: le ancelle per la prima volta si lasciano andare fra di loro e, incoraggiate da June, iniziano a sussurrarsi il nome che portavano prima. Un momento di condivisione anomalo in quel regime che rende potente anche il più semplice dei gesti, dimostrando la gravità delle imposizioni di Gilead). Io non voglio essere stuprata, non voglio che questo atto venga legalizzato e giustificato con l’appellativo di “cerimonia”. Io non voglio essere usata come macchina da concepimento per dei tiranni. Io non voglio che mi si mozzino le dita se leggo un libro. Io non voglio che mi si vieti di amare chi voglio. Io voglio essere padrona di me stessa. Io voglio essere artefice del mio destino.

Offred-posterOgni episodio del racconto di Offred – l’ancella interpretata dalla magistrale Elisabeth Moss, capace di reggere interi episodi sull’intensità comunicativa dei suoi occhi, e accompagnata da altri nomi meritevoli di lodi: Yvonne Strahovski, Ann Dowd, Alexis Bledel, Max Minghella e Joseph Fiennes, per dirne alcuni – suscita in me una vasta gamma di emozioni. Disagio, disturbo, commozione, speranza, compassione, gioia, rabbia. Mi sento sempre presa in causa.

Guardo The Handmaid’s Tale per ricordarmi che tuttavia sono fortunata: il nostro mondo non è ancora arrivato ad un punto di ritorno. Io “non sarò quella ragazza nella scatola”, “non verrò zittita” e “non lascerò che i bastardi mi facciano a pezzi”.

Entrambe le stagioni di The Handmaid’s Tale sono disponibili su TimVision.

Mars.