L’ultimo film in cui ho visto i quadri prendere vita è stato l’adattamento di Harry Potter, poi è arrivato Portrait de la jeune fille en feu di Céline Sciamma. Un nome, una garanzia. La regista infatti attraverso inquadrature geometriche, solenni e – appunto – pittoriche offre uno squarcio di vita nella Bretagna del 1770.

MV5BM2FiNTUzNjktZWUwNy00MWMyLWEyMDUtNzQyNTNiN2U2M2M4XkEyXkFqcGdeQXVyMTMxODk2OTU@._V1_Marianne (Noémie Merlant) è una giovane pittrice a cui viene affidato l’arduo incarico di ritrarre Héloise (Adèle Haenel), per poterlo recapitare al promesso sposo. La donna, riluttante all’idea del matrimonio, rifiuta di posare ed è per questo che il suo dipinto deve essere realizzato di nascosto. Marianne spacciandosi per dama di compagnia la osserva minuziosamente durante le loro passeggiate, studiando ogni suo tratto e lineamento al fine di riportarli su tela. Fra le due si instaura un legame, via via sempre più profondo. Un sentimento che deve restare segreto; una passione crescente e scoppiettante, come le fiamme che ardono nei camini e nei falò che fanno da cornice alla vicenda.

Il tempo scorre lento ed è scandito dalla realizzazione del ritratto, unico elemento che impedisce la separazione delle due donne. Il ritratto è anche il mezzo che permette ad Héloise di vedersi con gli occhi di Marianne, scoprire e riscoprire sé stessa. E poi si invertono i ruoli. Parce que c’était lui. Parce que c’était moi. Ritrovarsi nell’altro. Confondersi. Unirsi. Diventare un tutt’uno.

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Un film fatto di sottrazioni. Parole non dette. Emozioni trattenute. Una quasi totale assenza di uomini, nominati ogni tanto come se fossero delle entità astratte. Un’opera al femminile, condotta principalmente da quattro personaggi: le due innamorate, una domestica e la madre di Héloise (Valeria Golino). Raffinata. Elegante e mai volgare. Dico solo una parola: ascella. Pura arte. Poesia. Non vi è nemmeno una colonna sonora ad accompagnare le immagini, sono talmente potenti che non ce ne è bisogno. La musica è diegetica, ovvero lo spettatore sente ciò che ascoltano i personaggi.

 

 

Presentato in concorso alla 72sima edizione del Festival di Cannes (2019), Portrait de la jeune fille en feu ha vinto il Prix du scénario e la Queer palm.

Marika.

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