selezione ufficiale
La Vérité
Primo film europeo per il regista giapponese Hirokazu Kore-Eda.
Fabienne è una star del cinema francese ammirata e stimata da molti. La pubblicazione della sua autobiografia fa sì che la figlia torni a Parigi con prole e consorte, innescando così un continuo confronto-scontro con la madre per la veridicità dei fatti inseriti nel libro. L’impronta di Kore-Eda si percepisce nella centralità del tema a lui più caro: i rapporti familiari.
Tuttavia, l’esperimento non è riuscitissimo. Il film funziona e scorre senza troppi intoppi, ma differisce dalle opere precedenti: non ha un’anima. Lo spettatore fatica ad inserirsi nella storia, non riesce ad empatizzare con i personaggi (la performance della Deneuve è comunque intensissima) e segue la visione con disinteresse. Un’apertura tiepida e anonima per questa Venezia76: lo vedi e il giorno dopo te lo sei già dimenticato. Che gran peccato.
The Perfect Candidate
Un ritorno alle origini per Haifaa Al-Mansour che, dopo il respiro internazionale di Mary Shelley, dirige un’opera sull’emancipazione femminile in Arabia Saudita, seguendo le orme del suo primo lungometraggio Wadjda – La Bicicletta Verde, presentato durante Venezia69 nella sezione Orizzonti.
Maryam è un giovane medico che fatica quotidianamente a ricevere il rispetto che merita da colleghi e pazienti. Dopo l’ennesima ingiustizia legata – naturalmente – al suo esser donna è decisa a cambiare le cose e si si candida alle elezioni del consiglio comunale.
Per quanto sentito e coraggioso The Perfect Candidate risulta meno compatto e organico – rispetto a Wadjda che ha una struttura semplice e più lineare – per via dei numerosi intrecci narrativi che trovano a fatica un punto di incontro.
Babyteeth
(Premio Marcello Mastroianni ad un attore o attrice emergente: Toby Wallace)
La sorpresa di questa edizione della mostra. Una vera ventata d’aria fresca.
Milla è una giovane ragazza affetta da una grave malattia che sembra non essere curabile. È l’incontro con Moses, tossicodipendente che spaccia medicinali, a cambiare la sua condizione, portandola ad avere nuove esperienze che le ricorderanno cosa significa sentirsi viva.
Rita Kaljenais – che ne aveva già firmato l’opera teatrale – adatta una sceneggiatura brillante, equilibrata e sensibile; alternando momenti divertenti e deliranti, spesso carichi di black humor (credetemi: non è mai troppo) a scene commoventi e delicate. La forza di Babyteeth sta nel non focalizzarsi sulla malattia, non viene messa al centro della vicenda: le ronza intorno dandole la giusta importanza. Sembrerà strano, ma si tratta di un film sulla gioia di vivere, e sull’essere umani, sui rapporti, sull’impatto che le persone hanno sulle vite altrui (in questo caso Milla su tutti coloro che sono entrati in contatto con lei), sulle re(l)azioni e sui sentimenti, in particolare quelli dei genitori di Milla che la sostengono (e assecondano) in tutti i modi.
Un’opera prima matura e degna di ritrovarsi in concorso insieme a quei colossi. Grazie Shannon Murphy.
Marriage Story
Questa è la storia di un matrimonio. Per la precisione del percorso che porterà alla sua fine. Di due persone che non riescono più a far funzionare la loro relazione. Degli alti e bassi che li condurranno a dire basta. Di urla, insulti, risate, parole dette che forse era meglio tenere per sé, di parole che non vorremmo mai sentire o proferire; di parole taciute, origliate, spiate; di parole che attendiamo, invano. Eppure questa è anche una storia d’amore. Tanto amore.
Questa è la storia di due coniugi in crisi, che si dividono fra New York e Los Angeles mentre cercano di crescere il loro figlio: gli strabilianti Adam Driver e Scarlett Johansson. Il primo così immenso che lo schermo fatica a contenerlo.
Questa è la storia che con ammirevole sincerità narrativa Noah Baumbach affida allo spettatore. Non ci sono orpelli, non ci sono sviolinate. È più reale che mai. E per questo fa tanto male (e tanto bene).
Una sceneggiatura solida, in grado di bilanciare alla perfezione momenti drammatici e di ilarità (molteplici, assurdi e iconici). Merita(va) oceani di riconoscimenti. Una frase del film dice “He always cries at the movies” ed è stato in quel momento che Marriage Story mi ha assorbita nel suo vortice.
The Laundromat
Brevemente: nel 2016 venne scoperta l’attività di riciclaggio (di miliardi di dollari) di un elevato numero di società offshore. Questo evento è ricordato come lo scandalo dei Panama Papers e viene raccontato (o meglio ne vengono rivelati i segreti) nell’ultima opera di Steven Soderbergh, divisa in cinque atti che sembrano comporre una miniserie tv.
Il film si apre con una frode – apparentemente fuori contesto – ai danni di una donna rimasta recentemente vedova e che successivamente condurrà alla scoperta di truffe di portata più ampia e collegate allo scandalo.
Un cast eccezionale che riesce ad adattarsi al ritmo frenetico del racconto, destreggiandosi con naturalezza nei continui cambi di registro e nei numerosi dialoghi rivolti allo spettatore.
Per me che ho poca familiarità con la vicenda e ne mastico a fatica i tecnicismi è stato difficile sentirmi coinvolta. Infatti sono tuttora confusa, indecisa sul fatto che il film mi sia piaciuto o meno. The Laundromat è un film complesso e che forse merita più visioni.
Martin Eden
(Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile)
E poi c’è Luca Marinelli. Che è un mostro. Un trasformista. Lo vedi fuori lo schermo e vorresti proteggerlo da tutto e tutti, poi appare di fronte la macchina da presa ed è lui a proteggere te da tutto ciò che c’è fuori quella sala. Non ti lascia via d’uscita, è magnetico e non puoi far altro che aggrapparti a lui.
Liberamente tratto dall’omonimo libro di Jack London, Martin Eden è la storia di un umile marinaio che vuole elevare il suo status sociale e diventare scrittore da autodidatta. Dopo aver salvato da un pestaggio un giovane borghese viene accolto nella casa di quest’ultimo, ne incontra la sorella e se innamora al primo sguardo. Sarà lei ad aprirgli le porte della cultura. Da quel momento fatica ad allontanarsi dal mondo borghese.
Pietro Marcello sperimenta e confeziona un film audace e ambizioso, al tempo stesso un po’ pretenzioso, che confonde (specialmente dal punto di vista spazio-temporale). Eppure Marinelli vale tutto. A tutte le persone che salvano vite in mare.
fuori concorso
Seberg
Quattro parole. Due persone. Kristen Stewart e Jack O’Connell. Ovvero tutto ciò che vale la pena di salvare di Seberg. Non che gli altri membri del cast non siano rilevanti, ma i sopracitati spiccano notevolmente e riescono ad oscurare il marcio che contamina questo film, donando un minimo di sollievo a chi si trova di fronte allo schermo.
Seberg copre tre anni – quelli dell’attivismo politico con le Black Panthers e il conseguente inserimento nel programma di protezione dell’FBI – della vita dell’icona della Nouvelle Vague Jean Seberg, di cui la Stewart veste egregiamente i panni, facendo suoi aspetto, espressioni e movenze. Eppure né lei né Jack O’Connell bastano a sollevare la sceneggiatura povera, banale e sconnessa. Le storyline dei personaggi fanno così fatica a convergere che sembra di vedere tre film diversi. A tratti Seberg non è collocabile in un genere. Biopic? Thriller? Film di denuncia?
menzioni speciali
The New Pope: Sorrentino dimostra ancora una volta di essere un autore visionario al di sopra di tutto e tutti. Spettacolare. Iconico. Memorabile. Irripetibile. Orgasmico. Vorrei che la serie fosse visibile solo in sala. Ci sono viaggi che dovrebbero essere vissuti solo lì.
ZeroZeroZero: Sollima è una certezza, il più cazzuto di tutti. Forse avrei preferito che proiettasse degli episodi sparsi come ha fatto il genio sopracitato, ma se la serie ingrana e si mantiene su questo livello sarà davvero un gioiello. In ogni caso, per me è già un capolavoro per la scena che mi ha fatto pensare all’inizio di Enter the Void.
Moffie: in concorso nella sezione Orizzonti, una chicca imperfetta a cui impari inevitabilmente a voler bene.
Irréversible: Avevamo bisogno di un new cut? Certo che no. È stato comunque una completa goduria? Assolutamente sì. Il tempo non distrugge tutto.
Marika.