Se siete appassionati dei romantici paesaggi inglese e nostalgici dei glamorous anni 20′, Downton Abbey è il film che fa per voi. Il lungometraggio, atteso dai più appassionati dell’omonima serie tv da tre anni dall’annuncio, finalmente sbarca al cinema, in tutto il suo humor inglese ed i suoi sofisticati dialoghi di scena. In quanto vera e propria celebrazione della fortunata serie scritta da Julian Fellowes (che firma anche questa sceneggiatura), non c’è da stupirsi della magnificenza delle ambientazioni, dei gioielli, dei costumi e del set design.

Il suono dei violini che fanno da incipit al film calano immediatamente lo spettatore in un’epoca passata, fatta di protocolli, buone maniere, argenterie e sfavillanti abiti da ballo. Sebbene sia gradevole e avvincente nella narrazione, l’opera resta molto fine a se stessa, funziona solo per coloro che la serie l’hanno vista.
I personaggi sono tantissimi e naturalmente nessuno di loro ha disposizione lo stesso spazio che aveva nella serie televisiva, questo potrebbe impedire ad un pubblico neofita di apprezzare e comprendere al meglio il film. Invece, per le persone che come me hanno amato le loro storie d’amore e disavventure durante il corso delle sei stagioni, è facile accontentarsi di rivedere anche solo per due fotogrammi il proprio beniamino, ma – senza questo background – il coinvolgimento emotivo per la storia è inesistente.
Tutti gli attori sono straordinari, in primis la sublime Maggie Smith, nel ruolo della contessa Violet, arguta e pungente nei suo discorsi, iconica nelle sue frasi ad effetto e nei suoi sguardi di disappunto. Forse se gli autori si fossero concentrati sulle psicologie di meno personaggi e avessero scavato più a fondo nelle loro storie, il film sarebbe risultato meno un minestrone e più un sofisticato siparietto British che tutti avrebbero amato.
Riccardo