A sette anni da Palo Alto, Gia Coppola torna di nuovo alla Mostra Cinematografica di Venezia per presentare il suo ultimo film Mainstream (in concorso nella sezione Orizzonti della 77ª edizione).

La storia si apre con Frankie (Maya Hawke), una ragazza che ha abbandonato la scuola dopo la morte del padre e che per mantenersi lavora come barista in un malmesso comedy club sulla Hollywood Boulevard. Unico amico e persona che lavora al suo fianco nel locale è Jake (Nat Wolff), un giovane aspirante scrittore e cantante. La vera passione di Frankie è quella di filmare in modo casuale piccoli momenti di quotidianità per poi curarne il montaggio e caricarli sul suo canale YouTube. Tutto cambia quando un giorno in una delle sue riprese compare l’imprevedibile e stravagante Link (interpretato da un clamoroso Andrew Garfield come non lo avete mai visto) travestito da topo nel bel mezzo del cortile di un centro commerciale.

L’incontro con l’eccentrico e misterioso ragazzo che non possiede un telefono perché si ritiene contrario alla dipendenza che i dispositivi creano, stimola la creatività di Frankie ed insieme iniziano a caricare su YouTube una serie di video dove la ragazza riprende le sfuriate a voce alta di Link. I due successivamente reclutano Jake come scrittore per il loro nuovo progetto che vede Link (il cui nome d’arte è No One Special) eseguire acrobazie e scherzi, mentre Frankie riprende. I tre iniziano così a creare delle vere e proprie performance che in breve tempo diventano un fenomeno online, ma ben presto, anche con l’arrivo dell’agente (Jason Schwartzman) e degli sponsor, si ritrovano davanti alla dura realtà del web dove denaro e successo prendono il sopravvento sulla situazione e ciò che poteva continuare ad essere autentico si trasforma in una vecchia produzione mainstream.

La Coppola con questo film dalla sceneggiatura per niente banale ci mostra come gran parte di questo nuovo ramo dello spettacolo sia formato da “influencer” privi di talento e dalle menti ignoranti, ma che ciononostante venga fortemente seguito. La sua è un’analisi del rapporto che si è creato tra noi e i social network, mostrando l’effetto che essi oramai hanno sulle nostre vite.

In alcuni casi ci fanno sentire meno soli e più apprezzati, ma spesso il troppo abusarne e l’essere trascinati da quell’irrefrenabile voglia di farci vedere “perfetti” (grazie anche all’aiuto di qualche applicazione) per ottenere dei likes, o di mostrare ai nostri followers quanto la nostra vita sia meravigliosa può non farci più distinguere la realtà dalla finzione. Ci portano a renderci insicuri della nostra vera immagine e a trascurare la vita reale, quella che ci circonda e non quella finta che troviamo all’interno di un cellulare.

Ed è proprio questo il messaggio che No One Special, seppur in modo spietato, vuole far arrivare allo spettatore: preferiamo vivere in un mondo finto (e che probabilmente sta stretto anche a noi) pur di essere accettati dalla società. Appunto per questo, per quanto si possa odiare il suo personaggio, che da giovane affabile anche se molto spesso instabile diventa una persona manipolatrice, bugiarda, egoista e ossessionata dai numeri di ascolto e per quanto possa sembrare contraddittorio, lui in realtà non è il cattivo. Il merito di tutto ciò va ovviamente a colui che ha interpretato il ruolo di Link. Difatti, se la Hawke dona grande umanità a Frankie, sottolineando le ingenuità e le insicurezze che una qualsiasi ragazza della sua età porta con sé, bisogna ammettere che è Garfield il vero fuoriclasse del film.
India