Nel lontano 20 maggio 2000 In the Mood for Love di Wong Kar-wai incantò il Festival di Cannes, meravigliando critica e pubblico in sala a tal punto da divenire un autentico cult del genere melò. Dopo tutto questo tempo la Tucker Film ha deciso di distribuire la versione restaurata in 4K dall’Immagine Ritrovata di Bologna e dalla Criterion, portandolo in sala dal 28 aprile, data in cui i cinema italiani hanno riaperto dopo mesi e mesi di chiusura. Ma le sorprese non finiscono qui, Tucker Film ha annunciato che prossimamente usciranno altri restauri dei film di Wong Kar-wai: As Tears Go By e Days of Being Wild, pellicole mai uscite in Italia, e le versioni 4K di Angeli Perduti, Hong Kong Express e Happy Together.

Ricordo l’ultima volta che sono stata in un cinema. Ne parlo come se fosse passata un’eternità di tempo, eppure era ottobre 2020, mi trovavo in un piccolo teatro di paese e stavo ammirando una maratona di film horror d’autore. Scoccata la mezzanotte la notizia arrivò fredda come una doccia ghiacciata: cinema chiusi in tutt’Italia. Non nascondo il profondo senso di vuoto che mi ha accompagnata per tutti questi mesi, per me nulla è paragonabile all’emozione di stare in sala.
Finalmente però si è aperto uno spiraglio di luce e giovedì sono uscita di casa armata di euforia ed impazienza, così tanta foga che sono arrivata con un’ora d’anticipo davanti al cinema. Non poteva esserci ritorno in sala migliore per me di In the Mood for Love, un film che parla al cuore con grazia ed eleganza, un film che mi fa sempre sentire a casa e quale luogo migliore per vederlo restaurato se non in quella che io considero la mia seconda casa? Sì, il cinema, e questo film è puro cinema.

Nella seconda metà degli anni ‘80 il cinema d’autore hongkonghese ha vissuto una rinascita, ripercorrendo le stesse orme lasciate dalla New Wave, una corrente di registi nati e cresciuti nella nuova Hong Kong sospesa fra Oriente ed Occidente che cercarono di fondere arte, sperimentazione stilistica e politica, gettando il proprio sguardo sulla società contemporanea e le sue contraddizioni. Questa Seconda New Wave degli anni ’80 ha avuto come massimi esponenti Wong Kar-wai, Jacob Cheung, Stanley Kwan e molti altri registi che hanno avuto modo di studiare all’estero e dunque di approcciarsi a differenti culture.
Wong Kar-wai ha fatto parlare di sé sin dai suoi primissimi film, As Tears Go By e Days of Being Wild, conquistando prima l’approvazione di Hong Kong e successivamente quella internazionale, grazie anche ai numerosi festival in cui ha presentato il suo bagaglio lavorativo. Affezionato al cinema di genere, il mondo su pellicola di Wong Kar-wai è un mix di noir e melodramma in cui spiccano le storie d’amore (sempre tormentate). Il profondo affetto che lo lega al cinema popolare hongkonghese conferisce ai suoi film una spiccata componente emotiva elevata dallo stile unico del regista in cui le voci narranti rimandano a memorie del passato e ricordi nostalgici. Perché sì, il cinema di questo regista è incentrato sulla memoria e sui misteri che attanagliano l’essere umano.
I personaggi dei suoi film faticano a capirsi, non solo fra di loro ma anche con sé stessi. Non sanno comunicare ed è per questa ragione che spesso ripercorrono i loro stessi passi, tornando dove tutto ha avuto inizio, ripetendo parole già pronunciate nella speranza di trovare un senso alla loro esistenza.

In the Mood for Love è proprio tutto ciò: la storia di un amore senza respiro che morirà a causa della sua stessa claustrofobia. Protagonisti di questo film sono il signor Chow (Tony Leung Chiu-wai) e Su Li-zhen (Maggie Cheung), vicini di appartamento che scopriranno il tradimento da parte dei loro rispettivi coniugi. Inizialmente proveranno a mettersi nei loro panni, inscenando fittizie conversazioni ed incontri al fine di comprendere l’origine della relazione adulterina, finendo poi per innamorarsi e provare vergogna e dolore per le emozioni che provano. Cercando in tutti i modi di sopprimere il loro amore, divengono prigionieri dei loro stessi sentimenti, contraddicendosi e cercando di fuggire invano dal linguaggio del loro cuore. L’amore per loro assume una connotazione negativa, quasi fosse una malattia, un corridoio cieco ed angusto come quelli che spesso percorrono durante il film.
“Non dobbiamo essere come loro.” (Maggie Cheung nel film)

È interessante cogliere tutti gli stratagemmi usati dal regista per rappresentare la condizione costrittiva in cui vivono i protagonisti di In the Mood for Love. Attraverso specchi, vetrate, tende ed inferriate, Wong Kar-wai inquadra i suoi personaggi riducendo il loro spazio vitale, come a voler rappresentare l’impossibilità di fuga dalle scelte intraprese. Il regista restringe il campo, colloca le persone in spazi stretti come corridoi, piccole camere d’albergo, stradine di paese, insomma delle prigioni in cui le passioni non hanno modo di sopravvivere.
I personaggi vengono collocati su un lato dell’immagine e mai al centro, sempre a ridosso dei bordi dell’inquadratura: questo decentramento esprime lo smarrimento e l’incapacità di controllare il proprio mondo occupandone una posizione di rilievo (ossia il centro).

Durante le scene di dialogo raramente l’interlocutore viene inquadrato frontalmente e per intero. Wong Kar-wai opta per i piani a due in cui vengono riprese solo la nuca o le spalle e sullo sfondo l’altra persona.
A sottolineare le contraddizioni amorose dei protagonisti, l’uso dello specchio è fondamentale. Più sono gli specchi e maggiori sono i riflessi che vediamo, donne ed uomini moltiplicati su superfici opache, la perfetta fotografia della scissione dell’io, i differenti volti delle loro emozioni che durano il tempo di un’inquadratura, mutando di volta in volta.

I vetri sono impolverati, non offrono un’immagine nitida e ciò simboleggia l’impossibilità di decifrare i reali pensieri dei personaggi, mostrando solamente la loro interiorità corrosa e ferita.
Il tempo è un’altra componente dominante in questo film, messo in evidenza dalle continue inquadrature di orologi come a voler sottolineare che tutto ha una scadenza, un limite con cui bisogna fare i conti.
Non c’è alcuna speranza per i protagonisti di In the Mood for Love che anche quando fuggono dai loro tormenti finiscono per commettere gli stessi errori del passato, struggendosi nuovamente e rimanendo aggrappati ai rimpianti.
Wong Kar-wai è un maestro nel descrivere lo spettro dei sentimenti umani. Lasciatevi travolgere dalle musiche, dall’eleganza dei movimenti di macchina e dalla nostalgia che richiama questo film.
Angelica
