
Il 4 settembre Edgar Wright è sbarcato al Lido per presentare in anteprima mondiale Last Night in Soho, film fuori concorso alla 78esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.
“The lights are much brighter there.
You can forget all your troubles, forget all your cares.
So go downtown, things will be great when you’re downtown.
No finer place for sure downtown, everything’s waiting for you.”
Le parole del testo di Downtown di Petula Clark descrivono alla perfezione il personaggio di Eloise (Thomasin McKenzie), giovanissima aspirante stilista che abbandona la nonna e la campagna britannica della Cornovaglia per inseguire il suo sogno iscrivendosi ad un’accademia di moda londinese.
Eloise è la classica figlia di una generazione troppo abbagliata dal passato, probabilmente perché esso è più stimolante e confortante delle prospettive future. La sua ossessione per la Swinging London degli anni ’60 la portano a prendere una stanza in affitto a Soho sopra un bistrot francese, promettendo di rispettare le rigide regole della padrona di casa, un’austera signora di mezza età (Diana Rigg). Come la cameretta in cui ha vissuto durante l’infanzia, si circonda di foto, locandine e vinili che rimandano ad un’era lontana ma che per lei sanno di casa.

Fin dal primissimo giorno di scuola capiamo che Eloise non avrà vita facile poiché la sua “stranezza”, che corrisponde semplicemente ad un non esser particolarmente attratta dalle mode censite dalla massa, la porterà alla derisione e all’isolamento da parte delle sue compagne di corso. Il regista vuole evidenziare fortemente la difficoltà di essere donne in una società contemporanea che irrimediabilmente punta alla mercificazione del corpo femminile riducendolo a mera carne, ad una silhouette senz’anima pronta alla vendita come gli abiti che Eloise vuole tanto realizzare.

E questo è pure il triste destino di Sandy (Anya Taylor-Joy), giovane cantante che appare nei sogni di Eloise portandola a vivere magicamente lo sfarzo ed il fervore degli amati anni ’60. Sandy vuole essere una star riconosciuta esclusivamente per il suo talento, ma per quanto quest’ultimo sia evidente ed impossibile da negare, diverrà uno strumento nelle mani di subdoli uomini, in primis Jack (Matt Smith) che se inizialmente le aveva promesso una carriera assicurata nei migliori locali di Londra, finirà per percorrere strade più cupe, vestendo i panni di una escort spogliata non solo dei suoi vestiti ma anche della sua innocenza.
Ogni notte Eloise si corica nel suo caldo letto sperando di addormentarsi presto per venire risucchiata dai suoi sogni in cui si rispecchia particolarmente in Sandy perché come lei nutre un forte desiderio di affermarsi. Ma ben presto i cari sogni divengono incubi ai quali Eloise cerca irrimediabilmente di sottrarsi, spaventata dalla ferocia con cui gli uomini si approfittano di Sandy e delle continue richieste d’aiuto che questa le lancia nella speranza di sfuggire dall’orrenda vita che le hanno cucito addosso, macchiata di perdizione ed immoralità.

Last Night in Soho altro non è che un film sulla violenza di genere che però si distingue dagli altri poiché vittime e carnefici si scambiano di ruolo, mostrando sì l’uomo come predatore ma allontanando ogni sorta di vittimismo ed elargendo una critica femminista in cui la donna non è poi così tanto il sesso debole della situazione. La vendetta è un piatto che va servito freddo ed in questo film ha occhi da cerbiatto e una folta chioma bionda. Sandy appare così come una figura mefistofelica capace di difendersi dalle atrocità subite, rivoltando l’immagine di bambolina che le avevano affibbiato.

Edgar Wright ci teletrasporta in un universo fatto di luci al neon e mostri in smoking, regalandoci brividi contornati dalla splendida fotografia di Chung Chung-hoon (noto direttore della fotografia che ha collaborato con Park Chan-wook dai tempi di Oldboy) che richiama le atmosfere di Suspiria. Anche in Last Night in Soho come nel film di Dario Argento la danza si mostra in tutto il suo splendore (ed orrore), ma qui si basa sul gioco di specchi che la camera da presa di Wright magistralmente mette in scena e sui continui cambi di focus fra Eloise e Sandy.
Infondo il cinema è uno specchio che riflette pensieri, desideri e paure dello spettatore. Su uno specchio possiamo vedere non solo l’aspetto esteriore ma anche quello che ci sta dietro, scavando nel nostro inconscio per estrapolare le risposte alle nostre domande. Eloise si guarda continuamente allo specchio, all’inizio per ammirare le sue creazioni fatte di tessuti e speranze indicibili, ma sarà solo nei suoi incubi che vedrà realmente se stessa nel riflesso di Sandy e comprenderà la natura spaventosa e tossica della sua nostalgia che l’hanno portata, come tanti sognatori, a viaggiare un po’ troppo con la fantasia finendo vittima delle sue stesse illusioni. Eloise non è altro che una sorta di Alice nel paese delle malignità.

La Soho descritta da Edgar Wright è un vero e proprio organismo vivente in continua evoluzione, un mutaforma che si nutre della gioventù e delle proprie aspirazioni, inghiottendo i sogni di coloro che vivono ancora nella spensierata innocenza, troppo ciechi per distinguere un’opportunità da una firma di condanna.
Se in Midnight in Paris di Woody Allen i viaggi nel tempo erano segnati dall’arrivo puntuale di una Peugeot d’epoca che porta Owen Wilson in un’incantevole Parigi degli anni ’20, in Last Night in Soho è la musica la vera e propria macchina del tempo. Il regista ha vissuto per ben 25 anni a Soho ed è molto legato alla Central London di quei tempi, ed è per questa ragione che ha realizzato il film, evocandone non solo la bellezza data dalle canzoni che lo hanno accompagnato durante la sua vita ma anche dalla costante paura che gli trasmetteva quella città.

Da standing ovation la performance di Anya Taylor-Joy, oramai confermatissima stella dell’industria cinematografica che in questa pellicola gioca sapientemente col suo lato angelico ma anche spettrale. Thomasin McKenzie non è da meno, dando prova di poter reggere con abilità il ruolo da protagonista. Grande merito di ciò va alla splendida direzione di Edgar Wright che con Last Night in Soho si distacca dai suoi precedenti lavori presentandoci un thriller mascherato da horror capace di imprigionare lo spettatore in luoghi lontani.
Angelica