Una rappresentazione claustrofobica di una donna carismatica e fragile, schiacciata dal peso di un sistema monarchico e di un amore malato, è così che si può definire il nuovo biopic sulla principessa Diana dal lapidario titolo Spencer. Nel film in concorso al festival del cinema di Venezia 2021, Kristen Stewart ci dona una delle sue interpretazioni più belle, forse la più completa della sua carriera, protagonista assoluta di questo quadro drammatico dipinto dal maestro Pablo Larraín. In simbiosi con l’occhio della telecamera, Kristen cattura in modo magnetico l’attenzione dello spettatore, scomparendo quasi completamente dietro le sfumature di questo personaggio pubblico così amato e così conosciuto.

Sebbene non siano riusciti ad oscurare la perfezione del volto della Stewart dietro i lineamenti più irregolari della principessa Diana, possiamo dire che la sua voce, il suo accento, la sua mimica facciale e le sue movenze, siano all’altezza di una più che somigliante rappresentazione del personaggio di Lady D, non sfociando mai nelle banalità di una caricatura. La storia di lady Diana è una delle più conosciute e chiacchierate, numerose sono state le interpreti di questo celebre personaggio, da Naomi Watts ad Emma Corrin, fino ad arrivare ad Elizabeth Debicki (nella futura season 5 di The Crown), ma il vero motivo per cui il film si distanzia da tutto ciò che è già stato proposto in passato è il magico tocco di Larraín.

Così come aveva fatto con il film Jackie (2016), il regista crea una visione carismatica ed affascinante della protagonista che rende il racconto onirico e pieno di drammaticità, sulle note di una vera e propria tragedia greca. Non è un caso dunque il paragone che viene fatto all’interno del film tra la principessa del Galles e la martire Anna Bolena, entrambe delle donne dalla forte personalità, schiacciate da un sistema così contorto e così rigido, che inevitabilmente le avrebbe portate al soffocamento ed alla morte. Il senso di oppressione, di ingiustizia, di dolore ed impotenza, è chiaramente il file rouge della narrazione, travolge in modo emozionante il pubblico che all’unanimità si schiera dalla parte della protagonista. Diana Spencer, come sottolineato dal titolo stesso, è qui rappresentata come madre, moglie e soprattutto come essere umano, dotato di fragilità e di debolezze, di coraggio ed ingenuità, vittima di un freddo meccanismo in cui si trova intrappolata.

La collana di perle diventa un simbolo ricorrente all’interno della narrazione, un oggetto così bello e delicato sotto il quale si cela la brutalità di un soffocante collare, il prezzo di una vita dorata lontana dalla semplicità della normalità. Dal punto di vista estetico e visivo il film è affascinante, la precisione dei costumi, la bellezza delle location, i colori onirici e le musiche cariche di drammaticità, creano in modo armonioso un film impeccabile, un bellissimo omaggio alla principessa del popolo più amata della storia della monarchia inglese.
Riccardo
