Ridley Scott, classe 1937, presenta a Venezia78 la sua ultimissima fatica (escludendo House of Gucci che arriverà nelle sale italiane a dicembre): The Last Duel tratto dal saggio storico di Eric Jager “The Last Duel: A true Story of Crime, Scandal and Trial by Combat in Medieval France”.

Il 10 settembre il Lido di Venezia ha spalancato le sue porte al regista ed un cast di tutto rispetto presieduto da Matt Damon e Ben Affleck, attori e sceneggiatori del film insieme a Nicole Holofcener (ricordiamo che la magica coppia vinse l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale per Will Hunting – Genio Ribelle nel 1998), in compagnia della splendida Jodie Comer, noto volto di Killing Eve e recentemente protagonista del campione d’incassi Free Guy al fianco di Ryan Reynolds.

Francia, XIV° secolo.

Lady Marguerite (Jodie Comer), fresca di matrimonio con Jean de Carrouges (Matt Damon) cavaliere del Re, accusa l’amico di vecchia data di quest’ultimo, Jacques Le Gris (Adam Driver), di averla stuprata. Il marito, per difendere il proprio onore e quello della moglie, deciderà di presentarsi in tribunale per chiedere che Jacques Le Gris venga giustiziato. In assenza di prove confutabili, la decisione spetta a Dio e viene stabilito che il verdetto sarà designato tramite duello.

Questa è sinteticamente la trama di The Last Duel, pellicola che mette in scena le verità dei tre protagonisti, tre versioni alquanto differenti della storia messe a confronto dove solo alla fine scopriremo quale fra queste è quella reale.

Lo stile narrativo di The Last Duel ricorda molto quello adottato in Rashomon di Akira Kurosawa (1950), capolavoro del cineasta nipponico in cui tre contrastanti racconti vengono messi in discussione durante il periodo Heian.

Per quanto il film inizi con una battaglia e si concluda con un duello all’ultimo sangue, lo scontro fisico è solo un elemento secondario dell’insieme. The Last Duel trova la sua forza nel racconto, nei dialoghi e nell’introspezione dei personaggi e come questi percepiscono la vita che li circonda.

Il film altro non è che un affresco di una società patriarcale in cui l’edonismo è alla base di tutto e la donna viene vista unicamente come strumento per creare eredi. Per quanto la storia narrata è ispirata ad un fatto realmente accaduto in quegli anni, Ridley Scott decide di non cadere mai nella retorica, svelando la condizione femminile di quell’epoca con un occhio contemporaneo. A rende tutto ciò possibile, la forza morale inossidabile del personaggio di Marguerite, un volto come tanti sfregiato dalla violenza e dal sopruso del maschio alfa di turno ma che saprà far valere la sua voce, non cedendo mai al pensiero di essere nel torto.

È interessante notare come nessuno degli uomini protagonisti di The Last Duel vesta il ruolo dell’eroe, anzi ci troviamo dinanzi ad un machismo tossico in cui ogni figura maschile per sfamare il proprio ego è disposta a calpestare chiunque gli si metta contro, che siano uomini o donne. La stessa pratica del duello è un’autocelebrazione della forza maschile, una passerella sanguinolenta di testosterone all’ennesima potenza che fortunatamente da lì in poi cadde in disuso grazie all’opposizione della Chiesa. Dunque quello presentato nel film è realmente the last duel, l’ultimissimo duello autorizzato nella storia francese.

L’aspetto più intelligente di questo racconto è che nonostante tutte le differenze fra le versioni di Jean de Carrouges e Jacques Le Gris, la violenza sessuale commessa a danno di Marguerite non viene assolutamente vista come un crimine contro la donna (come dovrebbe in realtà essere) ma bensì come un crimine contro la proprietà del marito. Lo stupro mostrato dal punto di vista di Le Gris non è altro che un assalto contro la volontà della vittima, eppure lui è convinto che sia un atto consensuale, ma d’altronde la mente dell’aggressore facilmente confonde il piacere reale (e condiviso) col piacere unicamente proprio, scordando chi ha davanti a sé e le sue grida d’aiuto.

Ed anche dinanzi al singhiozzante He raped medi Marguerite, ogni persona al suo fianco inizialmente dubita della sua veridicità, perché anche il semplice sorriso scambiato durante un banchetto all’aperto può essere visto come una prova di consenso e desiderio. Beh, non mi pare in fondo che queste dinamiche siano poi tanto differenti da quelle odierne, peccato che qui si stia parlando dell’epoca medievale, ben lontana dai nostri anni…

Il regista non è nuovo ai kolossal in costume di cui ricordiamo il suo splendido esordio nel 1977 I Duellanti ed il successo mondiale Il Gladiatore, seguito da altri titoli come Le Crociate e Robin Hood. È un genere in cui si sente parecchio a suo agio e lo dimostra il fatto che nonostante siano passati molti anni dal suo primo lavoro, egli riesca sempre a creare un film storico audace e mai banale nel linguaggio e nell’azione mostrata. Anche in quest’occasione si avvale della sua fidatissima squadra di colleghi: alle musiche Harry Gregson-Williams, la fotografia curata da Darius Wolski, i costumi di Janty Yates (vincitore del premio Oscar con Il Gladiatore) ed infine le scenografie di Arthur Max.

The Last Duel non è un film su una cruenta battaglia fra cavalieri: è il personale duello di Marguerite e di qualsiasi altra donna che ha gridato la propria verità contornata di rabbia e frustrazione finendo per diventare vittima due volte, in primis della violenza carnale ed in secondo luogo del victim blaming generale.

Grazie Marguerite per il tuo coraggio!

Angelica