In un’intervista per Vanity Fair Italia Luca Guadagnino ha affermato, riferendosi alla serie tv We Are Who We Are: “non dà risposte perché coltiva il dubbio”. È un concetto – riferito anche al cinema – di cui sono sempre stata consapevole, eppure da quando l’ho letto nero su bianco mi è rimasto particolarmente impresso, è un pensiero costante e martellante. E credo anche che si applichi bene all’ultima fatica di Paolo Genovese, che dopo The Place torna a trattare un tema già toccato in Perfetti Sconosciuti e Tutta colpa di Freud: l’amore. Può questo sentimento fra due persone resistere sul trascorrere del tempo? Servono i superpoteri per restare insieme? Sono alcune delle domande che il regista romano pone con Supereroi.

Lo fa attraverso la storia di Anna (Jasmine Trinca), una fumettista, e Marco (Alessandro Borghi), un professore di fisica, che fra alti e bassi sono insieme da vent’anni. Lo stesso Genovese afferma che è come se questo film ne contenesse a sua volta altri due: la vicenda prende forma e si sviluppa su due piani temporali diversi, raccontando l’evoluzione della relazione nell’arco di due decenni.
Un progetto ambizioso, ambientato fra Milano e Ponza, con tappe intermedie a Marrakech e Copenaghen, un dramedy che non si limita a mettere in scena le dinamiche di coppia, ma anche i mutamenti di una città, Milano, che fa da culla alla crescita, le gioie e le crisi di Anna e Marco.

Dopo essere stati amici in Fortunata (2017), fratelli in Sulla mia pelle (2018), Jasmine Trinca e Alessandro Borghi tornano insieme sul grande schermo nei panni degli amanti, dando ancora sfoggio alla fiducia che caratterizza le loro collaborazioni.
Due personaggi completamente diversi, lei folle ed imprevedibile, lui pacato e premuroso, si completano senza prevalere l’una sull’altro. Borghi esce dalla sua comfort zone, concedendosi per la prima volta in un ruolo incredibilmente dolce e romantico, svelando un’altra facciata del suo generoso talento. E mark my words: quel balletto è destinato a restare impresso nei nostri cuori.

Tuttavia, malgrado l’intensità della storia e il coinvolgimento emotivo, manca quella scintilla in grado di togliere il fiato. Un lungometraggio solido, retto da due grandi interpreti, che non riesce mai ad ingranare veramente. Una storia imperfetta, fatta di scelte forse troppo facili – melense quasi – e dinamiche evitabili (la parentesi fra i personaggi di Vinicio Marchioni e Gwendolyn Gourvenec) restituite in immagini limpide e pulite, purtroppo interrotte da dissolvenze nere casuali e animazioni fumettistiche che smorzano i toni del film.
Nonostante i difetti, Supereroi è un’opera che resta addosso. I suoi (super)poteri non si esauriscono in sala, accompagna lo spettatore e – ricollegandomi alla riflessione iniziale – non gli fornisce le risposte, fa in modo che si metta in discussione. Un film dolce amaro, che fa tanto bene al cuore. Da domani al cinema.
Marika