Il cinema di Wes Anderson è uno dei posti in cui mi piace sempre tornare. Ogni suo film amplia questa magnifica dimensione in cui so che sono sempre la benvenuta. Riflettendoci, ogni film che amo, a modo suo e in maniera totalmente differente, è casa. E Asteroid City è la mia casa ora.  

Asteroid City, che ci accoglie nel 1955, è una città fittizia nel deserto americano che ospita la fiera delle invenzioni dei giovani Stargazer, a cui partecipa il figlio di Augie Steenbeck (Jason Schwartzman, attore feticcio di Wes Anderson e sempre una garanzia). Quest’ultimo è un fotografo di guerra recentemente rimasto vedovo, il viaggio infatti dovrebbe in realtà procedere verso la casa del suocero. Tuttavia, non può farlo: Asteroid City viene messa in quarantena un incontro ravvicinato… Close Encounters of the Wes Anderson Kind. Così restiamo “incastrati” insieme alla famigliola in questa cittadina, che conta 87 abitanti, assistendo ad un susseguirsi di bizzarri eventi.

Girato in pellicola, il film si sviluppa su due livelli, uno in bianco e nero in formato 4:3, perché Asteroid City non è solo una cittadina di isolata nel bel mezzo del nulla, ma anche uno spettacolo teatrale. Da una parte, quindi, vediamo il teatro dove il drammaturgo Conrad Earp (Edward Norton) racconta lo sviluppo del suo spettacolo, sofferto e al tempo stesso un grande successo. Dall’altra invece, dominata dai colori sgargianti e saturi, vediamo lo spettacolo stesso.

Ormai Wes Anderson è una sorta di brand, sappiamo cosa aspettarci (o meglio: crediamo di saperlo), conosciamo il suo stile, tanto da farlo nostro cercando di ricrearlo con trend più o meno riusciti fra TikTok e Instagram e di cui lui non vuole essere messo al corrente. Eppure non si ripete e riesce sempre a reinventarsi.

Come sempre corale (ma Scarlett Johansson è immensa e struggente, spicca su tutti), colorato e simmetrico: tutto prende vita e si muove in una danza curata nei minimi dettagli dove nulla è lasciato al caso e in cui ogni elemento è al posto giusto. Se si guarda solo in superficie si potrebbe pensare che Wes Anderson “fa sempre lo stesso film”. Non è affatto così. Affronta temi diversi senza snaturarsi. E Asteroid City ha una profondità diversa, si percepisce che ha avuto un periodo di gestazione durante il Covid, è come se le ansie e le paure di quel periodo siano state riversate nella storia, in perfetto stile Wes Anderson (che ne firma anche la sceneggiatura).

Asteroid City è un film su tutto ciò che c’è di ignoto, misterioso e inesplorato. L’elaborazione del lutto (il personaggio di Jason Schwartzman non sa come dire ai figli che la madre è venuta a mancare), la morte, la reclusione e la nostra stessa esistenza nel mondo (“I don’t know, maybe because I’m afraid nobody will notice my existence in the universe.”). Eppure, non cerca di darci delle risposte perché alla fine il cinema questo fa: coltiva il dubbio. È un’avventura che conduce lo spettatore ad intraprendere un incredibile viaggio interiore.

I still don’t understand the play.

It doesn’t matter. Just keep telling the story.”

Presentato in concorso alla 76ª edizione del Festival del Cinema di Cannes, Asteroid City non è “il solito Wes Anderson”: è la condivisione di uno stato d’animo e la dimostrazione che cinema (e teatro) sono il mezzo con cui a volte è più facile mostrare parti di noi che normalmente non sapremmo esprimere.

Dal 28 Settembre al Cinema.

Marika