THE SMASHING MACHINE | Concorso

La storia del lottatore Mark Kerr, leggenda delle arti marziali miste e dell’Ultimate Fighting Championship.
Probabilmente uno dei miei colpi al cuore di questa Venezia, il ritratto vivido, crudo e poco edulcorato del wrestler Mark Kerr.
E forse la battuta che tanto ci piaceva ripetere durante il festival non è poi uno scherzo: anche le rocce piangono. E lo fanno davvero bene. La performance di Dwayne Johnson è sorprendente per la vulnerabilità che riesce a trasmettere: il campione non è solo un eroe del ring ma anche un uomo che lotta con sé stesso, con i dolori fisici, con le relazioni, con la dipendenza. È la prima volta che vediamo l’ex wrestler “The Rock” cimentarsi in un ruolo così intenso. Contrapposto poi alla forza scoppiettante di Emily Blunt. Benny Safdie ci mostra sapientemente cosa succede dentro e fuori dal ring, quasi riportandomi a Warrior (2011), uno dei miei pezzi di cuore.
Marika
L’ÉTRANGER | Concorso

Algeri, 1938. Meursault, un tranquillo e modesto impiegato sulla trentina, partecipa al funerale della madre senza versare una lacrima. Il giorno dopo inizia una relazione occasionale con Marie, una collega, e torna rapidamente alla solita routine.
Ben presto, però, la sua vita quotidiana è sconvolta dal vicino, Raymond Sintès, che lo trascina nei suoi loschi affari, finché su una spiaggia, in una giornata torrida, si abbatte la tragedia.
François Ozon non si limita a fare un adattamento. In un bianco e nero essenziale, non si limita a “tradurre” Camus in linguaggio cinematografico: restituisce con eleganza e senza fronzoli quelle sensazioni di frustrazione ed impotenza date dalla condanna per il distacco emotivo che per il crimine in sé, senza trascurare l’importanza del peso morale e politico della storia.
Benjamin Voisin, mia personale Coppa Volpi maschile, è semplicemente impeccabile. Riesce perfettamente ad indisporre lo spettatore, con quel suo sguardo distante, la sua completa indifferenza di fronte agli eventi di cui lui stesso è protagonista, estraniato da ogni dinamica. Misurato e calibrato in un’indifferenza che emerge ancora di più nella vita che continua intorno a lui.
Marika
MOTOR CITY | Venezia Spotlight

Negli anni ‘70 a Detroit, un romantico operaio viene incastrato da uno spietato gangster dopo essersi innamorato della sua ragazza. Dopo anni di prigione, torna con un unico obiettivo: vendicarsi.
Che bel trip immergersi in questo film, che mi ha ricordato tanto Sin City (2005), alle ore 9:00 del mattino.
Graffiante, potente ed incalzante, Motor City è un action thriller il cui andamento frenetico e coinvolgente sembra essere condotto dalla colonna sonora. Scelte musicali potenti prendono il posto di scambi di battute e fanno da sfondo alle numerose scene di violenza che si consumano sullo schermo. Funziona, intrattiene ed è bello poter anche poter scoprire certe chicche che smorzano l’atmosfera nel vasto programma veneziano.
Marika
EN EL CAMINO | Orizzonti

Veneno, un giovane vagabondo ribelle, frequenta tavole calde lungo la strada dove passa le notti con i camionisti. Avendo urgente bisogno di un passaggio, incontra Muñeco, un camionista duro e riservato. Lo convince a portarlo nel mondo ipermascolino dei trasporti a lungo raggio nel nord del Messico. Mentre viaggiano insieme e tra loro si crea un’inaspettata intimità, riaffiorano ombre del passato di Veneno, mettendo a rischio la vita di entrambi.
Ho visto questo film esattamente nel giorno dell’anniversario della mia primissima visione di Queer (2024). Potevo festeggiare in un modo migliore se non con un road movie su dei camionisti gay? Io non penso proprio. È quasi commovente la messa in scena di questi personaggi queer che sono alla ricerca di loro stessi e delle loro identità in una realtà in cui prevale la mascolinità tossica, in un ambiente fatto di criminalità e violenza. Eppure, nonostante tutto il marcio che viene messo in scena, si scorge tanta dolcezza in un racconto delicato e profondamente sincero.
Marika
LE MAGE DU KREMLIN | Concorso

Russia, primi anni Novanta. L’URSS è crollata. Nel caos di un Paese che cerca di ricostruirsi, Vadim Baranov, un giovane brillante, sta per trovare la propria strada. Prima artista d’avanguardia, poi produttore di reality show, diventa spin doctor di un ex agente del KGB in ascesa: Vladimir Putin. Immerso nel cuore del sistema, Baranov plasma la nuova Russia, confondendo i confini tra verità e menzogna, credenze e manipolazione. Ma c’è una figura che sfugge al suo controllo: Ksenia, donna libera e inafferrabile, che incarna la possibilità di fuga, lontano da questo gioco pericoloso. Quindici anni dopo, ritiratosi nel silenzio e avvolto nel mistero, Baranov accetta di parlare, rivelando i segreti occulti del regime che ha contribuito a costruire.
Ambiziosa e potente, l’opera di Assayas è solida e funzionante, ma anche molto sontuosa e con delle interpretazioni forti che riescono a restituire sul grande schermo delle personalità reali complesse.
Un thriller politico denso e a tratti freddo che non sempre riesce a tenere ancorato a sé lo spettatore, che per quanto interessato si disperde in un’atmosfera talvolta molto respingente. Questo sicuramente è legato allo scenario politico e storico raccontato, dove è difficile adottare dei toni leggeri. Tuttavia, abbiamo di fronte un’opera di grande spessore. E Paul Dano è un gioiello inestimabile.
Marika
DUSE | Concorso

Eleonora Duse ha una leggendaria carriera alle spalle che sembra ormai conclusa, ma, nei tempi feroci tra la Grande Guerra e l’ascesa del fascismo, la Divina sente un richiamo più forte di ogni rassegnazione e torna lì dove la sua vita è iniziata: sul palcoscenico.
Non è solo il desiderio di recitare a muoverla, ma un’urgenza profonda: la necessità di riaffermare sé stessa in un mondo che cambia inesorabilmente e che minaccia di toglierle tutto, persino l’indipendenza che ha conquistato con il lavoro di tutta una vita. Inaspettati rovesci finanziari la mettono di fronte a una scelta e così, ancora una volta, Eleonora sceglie il teatro come unico spazio di verità e di resistenza. Con la sua arte come unica arma, sfida il tempo e il disincanto, trasformando ogni parola e ogni gesto in un atto rivoluzionario. Ma il prezzo della bellezza contro la brutalità del potere e della Storia è alto: gli affetti sembrano dissolversi e la sua salute si aggrava. Eppure, Eleonora affronterà l’ultimo viaggio dimostrando che si può rinunciare alla vita stessa, ma mai alla propria natura.
Premettendo di non essere un’estimatrice di Pietro Marcello, mi sono approcciata a Duse con abbastanza entusiasmo, dato sia dalle informazioni trapelate sul progetto sia per l’intenso poster che ha tappezzato il Lido durante il festival. Eppure il film mi ha delusa e affaticata parecchio. Discontinuo, con una messa in scena satura di enfasi su aspetti narrativi irrilevanti e che oscuravano la concretezza storica del personaggio di Eleonora Duse. Sono entrata in sala desiderosa di sapere di più su di lei e sono uscita indispettita e per nulla arricchita.
Marika
SILENT FRIEND | Concorso

Nel cuore di un giardino botanico in una città universitaria medievale in Germania si erge un maestoso ginkgo biloba. Questo testimone silenzioso ha osservato per oltre un secolo i tranquilli ritmi di trasformazione attraverso tre vite umane.
2020, un neuroscienziato di Hong Kong, esplorando la mente dei neonati, inizia un esperimento inaspettato con il vecchio albero.
1972, una giovane studentessa subisce un profondo cambiamento grazie al semplice atto di osservare e connettersi con un geranio.
1908, la prima donna ammessa all’università scopre, attraverso la lente della fotografia, i sacri schemi dell’universo nascosti nella più umile delle piante.
Seguiamo i loro goffi e impacciati tentativi di stabilire dei legami – ognuno profondamente radicato nel proprio presente – mentre vengono trasformati dal potere silenzioso, persistente e misterioso della natura. L’antico ginkgo biloba ci avvicina al senso dell’essere umani: al nostro desiderio di sentirci a casa.
Un’esperienza immersiva e meditativa, in cui lo spettatore è messo di fronte a riflessioni su tematiche come il rapporto fra uomo e natura, ma anche l’importanza della memoria e il passare del tempo. Un’opera peculiare, dolce, un invito a fermarci ad osservare e ascoltare, soprattutto in un mondo dove tutto ormai è frenetico e cambia molto velocemente. Un lungo respiro a pieni polmoni.
Marika
LA GRAZIA | Concorso | Film d’apertura

Mariano De Santis è il Presidente della Repubblica. Nessun riferimento a presidenti esistenti, frutto completamente della fantasia dell’autore. Vedovo, cattolico, ha una figlia, Dorotea, giurista come lui. Alla fine del suo mandato, tra giornate noiose, spuntano gli ultimi compiti: decidere su due delicate richieste di grazia. Veri e propri dilemmi morali. Che si intersecano, in maniera apparentemente inestricabile, con la sua vita privata. Mosso dal dubbio, dovrà decidere. E, con grande senso di responsabilità, è quel che farà questo grande Presidente della Repubblica Italiana.
Film di apertura di questa edizione e vincitore della Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, La Grazia è un film che si differenzia da ciò a cui ci ha abituati Sorrentino. Più sobrio e meno barocco, seppur fedele al suo stile elegante e ai temi a lui tanto cari (le dinamiche di potere, le figure politiche disincantate), l’ho trovato meno impattante e folgorante del solito. A parte qualche dialogo memorabile, non so quanto mi resterà dentro. Le bimbe piangono, ma anche io.
Marika
LA GIOIA | Giornate degli Autori

Gioia è un’insegnante di liceo che non ha mai conosciuto l’amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui vive ancora. Tra gli studenti della sua scuola c’è Alessio, un ragazzo, che usa il suo corpo come uno strumento per rimediare qualche centinaio di euro e aiutare sua madre, cassiera in un supermercato. Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi. Ma il desiderio di un riscatto sociale e umano per Alessio è un veleno silenzioso che gli impedisce di farsi conquistare definitivamente dalla dolcezza disarmante di Gioia. Così, distrugge tutto e cancella l’unica persona che lo abbia mai amato.
Desiderio e accettazione cercano di sedimentare in una storia non facile da raccontare, per via della delicatezza dei temi e dell’ambiguità della dinamica fra i due personaggi. Parte bene per poi perdersi, senza mai trovare un vero proprio equilibrio nella narrazione. Un vero peccato perché nonostante i personaggi siano privi di profondità emotiva, la Golino e Nanni riescono comunque a restituire in parte la peculiarità della storia, stuzzicando la curiosità dello spettatore. Ma questo non basta a tenere in piedi l’opera.
Marika
IL RAPIMENTO DI ARABELLA | Orizzonti

Holly, ventotto anni, ha sempre creduto di essere la versione sbagliata di sé stessa e che la sua vita non sia andata come avrebbe voluto. Quando incontra una bambina di nome Arabella, si convince di aver trovato la sé stessa di un tempo. Decisa a scappare di casa, la bambina nasconde la sua identità e asseconda il desiderio di Holly: tornare indietro e diventare qualcuno di speciale.
Il rapimento di Arabella o il mio? Dispersivo, non è mai riuscito a catturare la mia attenzione né a coinvolgermi, tanto da non emozionarmi mai. Durante tutta la visione mi sono sentita estraniata e smarrita, in un’ambientazione indefinita (che non è un male, però in questo caso contribuisce alla non riuscita dell’opera).
Marika
100 NIGHTS OF HERO | Settimana della Critica | Film di chiusura

Darkly End è un mondo parallelo governato dal dispotico Birdman. Cherry è infelicemente sposata con Jerome, che non sembra avere alcun interesse per lei e, considerando il loro ‘dovere’ coniugale di generare un erede, la cosa è alquanto preoccupante. L’unico punto di luce nella vita di Cherry è Hero, la sua cameriera. Ma Hero fa parte di una società segreta votata a rintracciare le storie di tutte le donne che si sono ribellate – andando così incontro a una triste sorte – e a mantenere vivo il ricordo del loro sacrificio. Poiché in questo luogo la morte, per le donne, non è mai lontana. Così, quando Jerome parte per un misterioso “viaggio d’affari” e lascia Cherry in balia dell’affascinante amico Manfred, Hero ha un brutto presentimento. Presto Manfred si stabilisce in casa e Cherry si trova divisa tra l’unico uomo che l’abbia mai ascoltata e la cameriera per cui sta iniziando a provare sentimenti proibiti. Se tutte le donne ribelli vanno incontro alla morte, riusciranno Cherry e Hero a sfuggire all’ingiusto destino?
Che meraviglia chiudere Venezia con questo gioiellino. Fresco, audace, frizzante e mai banale. Un’estetica definita e così appagante, in cui mito, fiaba e femminismo si incontrano in un’opera che è un inno alla libertà. Senza tante pretese ci ricorda – come direbbe Nanni Moretti – che “le parole sono importanti”.
Marika