Qualche giorno fa camminavo per le strade di Milano e mi sono ritrovata per caso in una manifestazione pro-Palestina. Poco più in là, sul marciapiede di fronte a me, si stava per aggregare un papà con la sua bambina. Con una mano stringeva la mano della piccola, con l’altra sventolava la bandiera della Palestina. Hanno catturato il mio sguardo e da allora non smetto di pensare a loro. E ho pensato a Hind Rajab, fresca del ricordo della visione del film che racconta di lei.

Presentato in concorso all’82a edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e vincitore del Gran Premio della Giuria, The Voice of Hind Rajab – diretto da Kaouther Ben Hania – non può essere messo a confronto con gli altri film della competizione veneziana, è talmente importante che quasi mi sento in difetto a considerarlo “solo” un prodotto cinematografico, perché naturalmente è molto di più.

29 gennaio 2024. I volontari della Mezzaluna Rossa ricevono una chiamata di emergenza. Hind Rajab, una bambina di sei anni, è intrappolata in un’auto sotto attacco a Gaza, e implora di essere salvata. Mentre cercano di tenerla al telefono fanno tutto il possibile per farle arrivare un’ambulanza.

La potenza del film sta nella scelta di utilizzare le registrazioni di chiamate telefoniche reali avvenute fra la bambina e i volontari, una scelta coraggiosa che non cade nel cliché della pornografia del dolore, ma contribuisce a costruire una vera e propria testimonianza. Non dimenticherò mai la mattina in cui, affossata in una delle poltrone della sala grande, ho visto il film. Il macigno che mi pesava mano a mano sul petto. La sofferenza nel sentire quelle grida di aiuto senza poter fare nulla, la consapevolezza che fosse tutto reale e che altri bambini a Gaza si trovano ancora in quella situazione.

Non c’è alcun tipo di spettacolarizzazione, non ci sono fronzoli, né alcun tentativo di impietosire lo spettatore. Racconta con sincerità e rispetto la realtà dei fatti. Come in The Zone of Interest (2023) l’orrore non viene mostrato, non vediamo mai Hind Rajab né le condizioni in cui si trova, possiamo solo immaginare quello che le sta succedendo in base a quello che racconta ai volontari. Ed è straziante. Viviamo l’accaduto insieme a questi ultimi, il film ha come unica ambientazione gli uffici della Mezzaluna Rossa, è quasi claustrofobico e crea un forte senso di impotenza.

Kaouther Ben Hania non edulcora, non risparmia e in una messa in scena essenziale denuncia il disumano. Niente riempie i silenzi che seguono le telefonate con Hind Rajab e gli scontri fra gli stessi volontari che cercano in tutti i modi di salvare la piccola. Tocca a noi scendere a patti con quello a cui assistiamo.

Alla proiezione ufficiale a Venezia, a cui hanno anche presenziato Rooney Mara e Joaquin Phoenix, fra i produttori esecutivi insieme ad altri colleghi – sono seguiti 23 minuti di applausi, la durata più lunga di una standing ovation sul Lido. L’urgenza. La necessità di continuare a parlarne e non voltarsi dall’altra parte. The Voice of Hind Rajab va visto e condiviso.

“Poi ho tessuto una storia attorno alle loro testimonianze, usando la vera registrazione audio della voce di Hind e costruendo un film ambientato in un’unica location, in cui la violenza rimane fuori campo. È stata una scelta deliberata. Perché le immagini violente sono ovunque sui nostri schermi, sulle nostre timeline, sui nostri telefoni. Volevo concentrarmi sull’invisibile: l’attesa, la paura, il suono insopportabile del silenzio quando l’aiuto non arriva. A volte ciò che non vedi è più devastante di ciò che vedi. Al centro di questo film c’è qualcosa di molto semplice, e molto difficile da affrontare. Non posso accettare un mondo in cui un bambino chiede aiuto e nessuno arriva. Quel dolore, quel fallimento, appartengono a tutti noi. Questa storia non riguarda solo Gaza. Parla di un dolore universale. E credo che l’invenzione narrativa (soprattutto quando trae spunto da eventi verificati, dolorosi e reali) sia lo strumento più potente del cinema. Più potente del rumore delle ultime notizie o dell’indifferenza dello scrolling. Il cinema può preservare un ricordo. Il cinema può resistere all’amnesia.
Che la voce di Hind Rajab possa essere ascoltata.”

– Kaouther Ben Hania 

Scelto come rappresentante della Tunisia agli Oscar, dal 25 settembre nelle sale italiane.

Marika