È proprio vero, più passa il tempo, one masterpiece after another, mi rendo conto che Paul Thomas Anderson mette d’accordo tutti. Perché mi sorprendo ancora quando a fine film la sala si svuota e sento il chiacchiericcio entusiasta delle persone protrarsi fino all’uscita. Tutti fomentati, nessuna traccia di volti delusi. PTA l’hai fatto di nuovo!
Confesso che per molto tempo mi sono autoconvinta che in un universo fatato e parallelo avrebbe aperto Venezia82 e pensandoci ora, a film visto, credo che sarebbe letteralmente venuto giù il Lido. Di cosa siamo stati privati!

Comunque, tornando a noi.
One Battle After Another è il decimo lungometraggio del regista statunitense, che cura anche la fotografia insieme a Michael Bauman, e sancisce la prima collaborazione con Leonardo DiCaprio.
Il film è un adattamento libero e in chiave contemporanea del romanzo Vineland (1990) di Thomas Pynchon. “I stole the parts that really resonated with me.”, ha dichiarato PTA.

Bob Ferguson (DiCaprio), ex rivoluzionario e attivista per i diritti civili, si è ricostruito una vita e una nuova identità per crescere la figlia Willa (Chase Infiniti). Nonostante cerchi di lasciarsi il passato alle spalle, vecchie conoscenze dei giorni in cui si faceva chiamare “Ghetto Pat” riaffiorano mettendo in pericolo lui e Willa. Per proteggerla dal colonnello Steven J. Lockjaw (Sean Penn), Bob unisce vecchi e nuovi compagni rivoluzionari.

Fin dall’inizio il ritmo è incalzante, crea tensione e fomenta, succede tutto molto rapidamente e vediamo in una prima parte il passato rivoluzionario di Bob insieme all’esplosiva moglie Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor), di cui io mi sono personalmente innamorata. Per me già culto: “Pussy is a fuckin’ weapon” e “This pussy don’t pop for you.”. Era da davvero tanto tempo che non restavo folgorata così da un personaggio… così carismatico, ricco di sfaccettature, attuale, libero, forte, ma anche semplicemente umano. Un personaggio scritto così bene per poi appunto rivederne alcuni tratti in quella che è una grande rivelazione (al suo primo film!!!): Chase Infiniti che interpreta Willa, la figlia di Bob e Perfidia.

PTA mixa sapientemente il dramma, l’azione e la satira per raccontare politica, razzismo e intrecci familiari; e lo intrattenendo, ma anche invitando a delle riflessioni: il nostro ruolo nella società, in quanto parte di una comunità, ma anche nel privato… chi vogliamo essere?, il rapporto padre-figlia, il ruolo di una donna che nonostante decida di diventare madre non sempre è poi pronta ad assumersi quella responsabilità. I temi trattati sono così tanti che dopo giorni mi sento ancora in fermento, profondamente stimolata da una visione che è stata proprio una di quelle esperienze cinematografiche che mi resterà addosso per molto.

Come scritto sopra ho avuto diverse epifanie con questo film e fra questa vi è sicuramente il modo in cui guardo DiCaprio, che ha risvegliato in me degli istinti primordiali che ho provato nei suoi confronti a 11 anni. Non ho mai smesso di reputarlo uno dei migliori attori viventi, seppur non più fra i miei preferiti, ma l’energia che emana in questo film è travolgente. Da una parte rivoluzionario disilluso che non ricorda più come si faccia il cambiamento, dall’altra padre vulnerabile e apprensivo che cerca di ritagliarsi – di nuovo – un posto nel mondo. E poi c’è Sean Penn che si conferma un fuoriclasse.

Soffro molto che non ci siano strutture in Italia che possano permetterci di vedere il film in formato VistaVision, per essere assorbita in quegli inseguimenti accompagnati dalle note iconiche di Jonny Greenwood, alla sua sesta collaborazione con PTA. Non voglio assistere passiva, io voglio essere parte di quello che viene proiettato sul grande schermo.
PTA come sempre sei cuore e anima. Per fortuna condividi il tuo genio con il mondo.
Viva la revolución!
Dal 25 settembre al cinema
Marika
