Da bambina mi addormentavo costruendo: costruendo nella mente personaggi, città ideali e storie, tutte le storie che mi sarebbe piaciuto riuscire a vivere nella vita, che erano tantissime, infinite, e che già sapevo non sarebbero state possibili. Volevo vivere tutte le vite, e la soluzione me la diede il cinema.
Avete presente quella canzone di Venditti, Amici Mai… Ce l’avete presente tutti, no? La storia di questi due per sempre innamorati e ancor più per sempre amici, ma insicuri, un po’ indecisi, persi, sfusi, alla rinfusa, a caccia di avventure e legati da un indissolubile filo invisibile, che per quanto maciullato resta in piedi, con i suoi aggiustamenti, i suoi buchi, i suoi nodi, no?
Questa sera non chiamarmi, però intanto mi viene voglia di piangere.
Forse tutte le storie d’amore più belle iniziano così, continuano così e finiscono così, e non c’è nulla a tenerle in piedi se non l’altalena dell’incostanza, del rincorrersi senza incontrarsi, dello scontrarsi di nuovo a caso, dell’insicurezza degli intenti e del senso, dei pensieri scoordinati che si intrecciano in una confusione nebulosa, simile a quelle immagini dell’universo che (perlomeno a me) piacciono tanto.
Con il cinema, per me è così. E se questo fosse una cosa, una persona, una realtà tangibile ti amo, gli direi, ti amo ma non ho costanza. Ti amo ma non so impegnarmi con te, perché non ho l’equilibrio personale per riuscire a reggere la tua grandezza, i tuoi mondi, gli universi di cui mi inondi, le tue luci e le tue ombre ogni giorno.
Ti amo, ma a volte mi ritrovo a chiederti molto tempo, una lunga pausa, un grandissimo spazio per me e per la mia vita, perché tu mi prendi tutto. E per tutto intendo le energie, tutte le energie che devo mettere nei progetti, nella famiglia, nello studio, nell’amore per una persona e per gli amici e per la musica e in tutte le altre piccole cose senza le quali non potrei addormentarmi la sera.
Ti amo, ma non ho tempo per amarti, come dice un’altra canzone di Venditti, che se avessi tempo ti porterei ogni giorno al mare, ogni giorno a far l’amore, ma mi devo laureare, forse un giorno ti sposerò.
Due amanti disperati come John Keats e Fanny Browne probabilmente si sarebbero scritti una breve ma intensa lettera su come non sia l’amore ad essere mutato, ma siano loro, i loro sogni, i loro tempi, bla bla bla. Io invece in tutta onestà te lo dico, caro Cinema, che penso il mio amore sia cambiato, come ogni amore cambia col tempo, coi minuti, coi giorni, coi mesi.. E non sempre per il verso peggiore, spesso per un fine migliore.
E siccome qualcuno disse che certe crisi son soltanto segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire, io ti dico che questo articolo inutile e sconclusionato finalmente è uscito, e che mi sei mancato. Mi manchi ancora.
Mi manca vedere un film per intero senza distrazioni, mi manca appassionarmi, alimentare la passione, leggere, interessarmi, chiedere, analizzare ciò che non ho chiesto e imparare sulla vita tutto quel che solo Visconti, Almodovar o Bunuel hanno potuto insegnarmi.
Mi manca sedermi a tavola la sera e imbastire un’infinito discorso sull’Italia ieri e oggi, le canzoni, la politica, gli amori e i disamori in volo invisibile sopra i tetti delle famiglie nei lunghissimi film corali di Scola, sulle ragazze, donnine e super donne attive e infondo sole e scanzonate nei ritratti di Pietrangleli, o sulla Roma bellissima e spietata, assonnata metropolitana stile-Diabolik, consumata tra suicidi in Via Veneto e nottate al Rugantino nelle tante dolci vite di Fellini.
Mi manca questo e molto più.
Mi mancano i meridionali poveri di De Santis, le sue risaie femminili e inquinate di desiderio, la caccia tragica di un paese in ginocchio, e quegli sguardi insostituibili di interpreti i cui occhi non mi han lasciato più, e che allo stesso tempo non ritrovo più: quegli occhi umani, davvero umani, e quelle mani rozze o affusolate, curate o sporche, ma vere e magnetiche nella loro naturalezza.
Mi manca ciò che mi affascinava, ciò in cui mi riconoscevo, ciò che mi ha formato e infine sformato nella persona perfetta perché imperfetta che sono.
Mi mancano i difetti. Mi manca essere in pace con i miei difetti e con i tuoi, caro Cinema, che non mi piaci più come prima, perché negli anni hai smesso di parlare la mia lingua. Ma non è una tua colpa, è colpa del tempo che va, e dei film che si perdono per strada, e delle strade che si dividono, seppure -come dicono tutti- poi si ritrovano tutte nello stesso punto.
Insomma, questa è una lettera d’amore per te, che mi sei stato amico, amante e padre per tutta la vita, l’unico punto fermo assoluto dei miei vent’anni minacciosi e il primo ed ultimo a permettermi ciò che da sempre desideravo: viaggiare nel tempo, nelle persone, e negli spazi in un batter d’occhio, perdermi in un bicchiere e ritrovarmi in un oceano.
Sei stato il mio compagno fidato e preferito per sempre, ora mettendomi davanti ora nascondendomi i mostri, regalandomi talvolta pianto, talvolta riso, e nel migliore dei casi sapendoli mescolare.
E come l’amore vero, alla fine di qualsiasi giornata, in un modo o nell’altro ti ritrovo sul cuscino, in un sogno, nei pensieri, nell’inconscio…
Forse è il momento di tornare, anche se non voglio più vivere tutte le vite, forse voglio solo la mia.
Carmen
[ Allego foto di Emma Stone nei panni di Mia, che guarda con amore il cinema e Sebastian, le cose felici della sua vita, in La La Land, una delle più appassionate dediche dalla settima arte alla settima arte: meta-amore. ]

❤️❤️❤️
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Bellissima questa dichiarazione d’amore 💞
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