Ci sono momenti nella vita in cui ci si accorge di essere rimasti fermi, mentre tutto intorno è andato avanti. Peter sembra aver fatto della propria incapacità di crescere uno stile di vita: trascinato dall’energia della nightlife newyorkese, vive una notte dopo l’altra, senza preoccuparsi troppo di ciò che verrà. Almeno fino a quando l’arrivo inaspettato di un figlio (Reggie Absolom, dolcissimo!) di dieci anni non lo costringe a fare i conti con una realtà che non aveva mai contemplato.

Con Club Kid, Jordan Firstman firma un esordio sorprendentemente tenero, capace di muoversi tra l’irriverenza della commedia, l’energia contagiosa della scena queer newyorkese e momenti di sincera emozione. La rappresentazione dell’underground queer è uno degli aspetti più riusciti del film: veritiera, vivace, autentica e graffiante, un’esplosione di colori (girato su pellicola!!!), musica e individualità che restituisce tutta la vitalità di un mondo spesso raccontato attraverso stereotipi. Ma dietro gli eccessi di una realtà che sembra non conoscere il domani, si nasconde soprattutto una storia di crescita e riscoperta di sé.

Il percorso di Peter non è soltanto quello di un uomo che impara a essere padre, ma di qualcuno che, quasi senza accorgersene, comincia finalmente a prendersi cura di se stesso. Lo spettatore assiste ad un racconto profondamente umano, commovente e con cui riesce facilmente ad empatizzare ed immedesimarsi, che guarda ai limiti e alle fragilità del suo protagonista senza giudicarlo, lasciando spazio alle sue contraddizioni e alla possibilità di cambiare. Perché a volte è necessario che qualcosa, o qualcuno, irrompa nelle nostre vite per costringerci a guardarle da una prospettiva diversa. E a riconoscere che la persona che siamo diventati non deve necessariamente coincidere con quella che siamo destinati a rimanere.

È forse questo il messaggio più bello del film presentato al Festival di Cannes 2026 nella sezione Un Certain Regard: non è mai troppo tardi per riprendere in mano la propria vita, cambiare direzione e concedersi la possibilità di diventare qualcuno di diverso. Non importa quanto tempo si pensi di aver sprecato, né quante occasioni si creda di aver mancato. Crescere non significa necessariamente rinnegare ciò che siamo stati, ma trovare il coraggio di immaginare ciò che possiamo ancora diventare. Il cinema è quel luogo magico che ha il potere di riportarmi con i piedi ben piantati a terra.

Club Kid arriva per me in un momento giusto e mi ricorda che non esiste un momento prestabilito per cominciare davvero a vivere. E che, a volte, il futuro arriva proprio quando abbiamo smesso di aspettarcelo.
Dal 3 dicembre al cinema.
Marika
