Quando un missile di provenienza ignota viene lanciato contro gli Stati Uniti, inizia una corsa contro il tempo per stabilire chi ne sia responsabile e come reagire.

Presentato in concorso durante Venezia82, il nuovo film di Kathryn Bigelow cerca continuamente di costruire un senso di epica patriottica, ma lo fa in modo così insistito da risultare quasi caricaturale. Ogni scena sembra pensata per celebrare l’efficienza, il sacrificio e la superiorità morale dell’esercito americano, senza mai lasciare spazio a una riflessione più complessa o ambigua sulle conseguenze della guerra e del potere militare.

Il ritmo è serrato, capace di creare tensione, eppure è anche ridondante nella ripetizione della stessa dinamica per ampliare il punto di vista offerto allo spettatore.

Probabilmente penalizzato anche dal marchio Netflix – si vede che c’è l’impronta della piattaforma – il film non coinvolge né è destinato ad entrare sotto pelle. A tratti superficiale e senza una vera e propria direzione, pare quasi un’opera che offre una visione estremamente superficiale e autocelebrativa degli Stati Uniti e delle sue forze armate.