“Può l’amore per un film viaggiare nel tempo e far rivivere le emozioni provate la prima volta che lo abbiamo visto? Può una storia tornare, dopo quasi trent’anni, e riuscire a spezzare la maledizione della nostalgia, riportandoci esattamente dove tutto era cominciato? Voglio pensare che sia così. Ma di alcune cose sono sicuramente certa*…”

…Quasi trent’anni dopo che Sandra Bullock e Nicole Kidman hanno interpretato per la prima volta Sally Gillian Owens (in Practical Magic), le sorelle streghe sono tornate: più mature, più sagge e con un bagaglio emotivo decisamente più pesante. 

Practical Magic 2, diretto da Susanne Bier, riunisce il cast originale e riprende un elemento fondamentale dei film cult: a volte il pubblico non vuole un remake di ciò che ha amato. Vuole semplicemente trascorrere un po’ più di tempo con personaggi che lo hanno fatto sentire a casa.

La trama riprende anni dopo gli eventi del primo film (basato sul romanzo del 1995 di Alice Hoffman), Sally Owens (Bullock) e Gillian Owens (Kidman) sono più grandi, ma la maledizione di famiglia che le perseguita da generazioni, la quale impedisce alle donne Owens di innamorarsi senza andare incontro alla morte della persona amata, non si è certo ritirata con loro. Il nuovo capitolo sposta parte dell’attenzione sulla generazione più giovane, in particolare sulle figlie di Sally, Kylie (Joey King) e Antonia (Maisie Williams). Quando la maledizione inizia a minacciare nuovamente la famiglia, le donne Owens vengono coinvolte in un nuovo tentativo di comprenderne l’origine, il prezzo che hanno pagato e se sia finalmente possibile spezzarla. 

Kylie diventa un importante elemento chiave della storia quando l’amore e la disperazione la spingono verso una magia che potrebbe essere più pericolosa di quanto si immagini. E Sally e Gillian, naturalmente, non restano a guardare. E’ qui che entra nella storia il professor Ian Wright (Lee Pace), un conoscitore della magia al quale si affidano Sally e Gilly per affrontare la maledizione. Ciò che segue è un mix di drammi, avventure soprannaturali e quel tipo di stregoneria eccentrica che ha reso il primo film così memorabile. Una magia che fa venire voglia di accendere qualche candela, tirare fuori il ricettario di famiglia e versarsi un midnight margarita.

Il tutto accompagnato dalla voce di Stevie Nicks, che diventa un bellissimo filo rosso, o meglio magico, tra i due film. 

A tratti, sembra che il sequel cerchi di racchiudere un’intera stagione televisiva in un lungometraggio. Alcune idee vengono introdotte più velocemente di quanto vengano sviluppate, e i personaggi più giovani a volte devono competere per lo spazio con l’enorme richiamo di Bullock e Kidman. Difatti è l’alchimia tra le due l’ingrediente segreto della pellicola. La Sally di Bullock è ancora il contrasto realistico e ansioso alla Gilly di Kidman, la cui energia sembra capace di far crollare il tetto di casa Owens. Sono passati tre decenni, ma insieme hanno ancora quella magia rara che non ha bisogno di effetti speciali. 

Nonostante ciò, la vera storia non è la maledizione. È l’eredità. Cosa ereditiamo dalle nostre madri? Cosa ripetiamo semplicemente perché le nostre famiglie lo hanno ripetuto prima di noi? E quanto coraggio ci vuole per decidere che uno schema che esiste da secoli finisce con noi? Amori & incantesimi 2 dà il meglio di sé, usando il soprannaturale come metafora di queste domande umane comuni. 

Un motivo in più per non perdersi questo sequel è senza dubbio la presenza magnetica di Sandra Bullock. 

La sua Sally è sempre stata il fulcro emotivo della storia, e qui l’attrice dona al personaggio qualcosa che l’originale non poteva: il suo passato. Sally non è più la giovane donna che cerca disperatamente di sfuggire all’eredità delle Owens. Bullock interpreta questa evoluzione in modo impeccabile. Non cerca di replicare la sua interpretazione giovanile, ed è proprio per questo che la performance funziona. Sotto l’umorismo di Sally si cela una tenera stanchezza, la sensazione che questa donna abbia trascorso anni a cercare di proteggere le persone che ama dalle stesse cose da cui lei stessa non è riuscita a fuggire. Quando i problemi soprannaturali ricominciano, la Bullock dà a Sally la reazione istintiva di una madre, piuttosto che la semplice reazione di un’eroina fantasy. 

Ci sono momenti in cui il film potrebbe facilmente cadere nel sentimentalismo, ma Sandra Bullock sa come fermarlo un attimo prima che accada. Ha sempre posseduto quella rara capacità di rendere divertente la vulnerabilità senza banalizzarla, e la commedia emozionante senza farla risultare melensa.

E poiché una sorella non è mai davvero se stessa senza l’altra (il mio sangue, il mio sangue, il nostro sangue), non si può non citare il ritorno di Nicole Kidman nei panni di Gilly. Sempre interpretata con quella naturalezza e ironia un po’ folle che l’ha resa indimenticabile nel primo film. La Kidman riesce però anche a darle una nuova profondità che, dietro il sorriso e la leggerezza, lascia emergere la maturità di una donna che ha attraversato molti cambiamenti. 

Anche il cast più giovane ha l’opportunità di affermare la propria identità. Joey King dona energia e vulnerabilità a Kylie, mentre Maisie Williams regala ad Antonia una qualità più tranquilla e riservata. Il passaggio di consegna alla generazione più giovane è chiaramente importante per il film, ma Practical Magic 2 è abbastanza intelligente da non abbandonare le donne che hanno reso speciale la storia fin dall’inizio. Dianne Wiest e Stockard Channing continuano ad essere meravigliose nei panni di zia Jet e zia Franny, conservando quella dolcezza un po’ eccentrica che le ha rese speciali: sono ancora il cuore affettuoso e rassicurante della famiglia; quel tipo di calore eccentrico che rende casa Owens un luogo che si ha davvero voglia di visitare.

Practical Magic 2 riconosce che la formula non è mai stata incentrata sulle streghe. Riguarda le donne che si creano le proprie regole in un mondo che dice loro costantemente cosa dovrebbero essere. Riguarda le sorelle. Riguarda le madri e le figlie. Ma soprattutto, la strana e complicata eredità dell’essere donna (“Che fortuna essere state cresciute da donne che sapevano cosa fosse il coraggio”). 

La magia non è mai stata negli incantesimi. E’ in loro. 

“*Gettare un pizzico di sale al di sopra della spalla sinistra. Tenere del rosmarino ai bordi del cancello. Far crescere una pianta di lavanda in casa come porta fortuna. E innamorarsi, il più possibile.” 

Per tornare a casa Owens, non vi resta che aspettare il 10 settembre (al cinema)! 

India