The Last Viking, presentato Fuori Concorso durante Venezia82, è uno di quei film che sembra esistere in perfetto equilibrio tra assurdo, malinconia e commedia nera. Anders Thomas Jensen torna al suo cinema grottesco e profondamente umano con una storia che, sulla carta, potrebbe sembrare completamente folle — un ex detenuto che cerca un bottino nascosto insieme al fratello convinto di essere John Lennon — ma che riesce invece a trovare una sorprendente sincerità emotiva.
Il vero cuore del film è il rapporto tra i due fratelli, interpretati magnificamente da Mads Mikkelsen e Nikolaj Lie Kaas. Mikkelsen, soprattutto, offre una performance incredibilmente fragile e surreale, lontanissima dai ruoli glaciali e controllati a cui il cinema internazionale lo ha spesso relegato. Riesce a essere tragicomico senza mai trasformare il personaggio in una macchietta.
Il film alterna violenza improvvisa, umorismo assurdo e momenti di tenerezza autentica con una naturalezza rara. Jensen costruisce un mondo pieno di personaggi eccentrici e situazioni ai limiti del ridicolo, ma sotto il caos emerge continuamente una riflessione malinconica sull’identità, sulla memoria e sul bisogno disperato di sentirsi ancora parte di qualcosa.
Anche visivamente il film ha una personalità fortissima: fotografia fredda, ambientazioni decadenti e quell’estetica sporca e tragicomica tipica del miglior cinema nordico contemporaneo. È un’opera strana, imperfetta e a tratti eccessiva, ma proprio per questo viva e memorabile, molto più di tanti film costruiti per sembrare “importanti”.