I premi Oscar Alicia Vikander e Susan Sarandon si uniscono al talentuoso Luca Marinelli nel nuovo film di Andrea Pallaoro, The Echo Chamber, in concorso al Festival del Cinema di Venezia 2026. Basato su una sceneggiatura inedita di Bernardo Bertolucci, Pallaoro ha l’arduo compito di raccontare la complessa storia d’amore tra Leo e Anne, che si consuma tra le mura di un bellissimo appartamento che diventerà il vero protagonista del racconto.

Leo è un produttore discografico tormentato da costanti dolori alla schiena che non gli permettono di vivere liberamente la quotidianità, mentre Anne è la giovane infermiera che si prenderà cura di lui. Tra un calice di vino rosso e una chiacchierata sul divano, tra i due nasce una bellissima intesa che sboccia in un amore capace di alleviare le pene del consumato Leo. Purtroppo, la sua dipendenza dagli antidolorifici e la conseguente assunzione di droghe finiranno per deteriorare il loro rapporto, lasciando Anne a combattere per un amore in cui forse Leo non crede più.

I due si rincorrono e si respingono nel silenzio di una casa maestosa, in cui la “camera dell’eco” diventa la metafora di una relazione sentimentale tossica e claustrofobica, dove i propri traumi risuonano in sottofondo. Citata da Leo e particolarmente calzante, è la metafora dei ricci che descrive la difficoltà umana nel trovare la giusta distanza nelle relazioni. Quando sopraggiunge l’inverno, i ricci cercano di avvicinarsi tra loro per ritrovare il calore, ma i loro aculei sono così appuntiti da causare dolore. Costretti ad allontanarsi, provano poi a riavvicinarsi mantenendo una distanza moderata, in grado di trasferire calore senza ferirsi. Allo stesso modo, Leo e Anne si ritrovano in questa relazione tossica di dipendenza, oscillando tra avvicinamenti e allontanamenti, senza trovare alla fine la strada per amarsi senza farsi del male.

Alicia e Luca mettono in scena una bellissima chimica e dimostrano il loro grande talento, frutto di una recitazione pulita, spontanea e mai artefatta, che convince al 100% lo spettatore. Tuttavia, a pesare sul racconto è sicuramente il ritmo, troppo lento e monotono, quasi soporifero, nonostante le precise inquadrature e i focus sugli sguardi architettati dal regista.

L’impostazione dello schermo in 4:3 è un’idea vincente e rende il progetto veramente elegante e curato nei minimi dettagli, con una fotografia eccellente e maniacale che incornicia alla perfezione la storia. I presupposti ci sarebbero tutti per definire quest’opera come eccellente, considerando anche le brevi apparizioni del personaggio di Susan Sarandon, ma purtroppo ci sono buchi nella narrazione troppo evidenti che confondono e dirottano l’attenzione dello spettatore.

Per non parlare del finale, che negli ultimi 15 minuti rovina completamente una storia che sembrava essere cucita con rigore e minuziosa delicatezza sin dal principio. Non c’è una vera analisi dei personaggi; sappiamo molto poco di Anne e del rapporto tra Leo e la sua musa Ava, tutto sembra solo accennato e questo risulta un punto debole a sfavore della narrazione. Insomma, si tratta di un film esteticamente confezionato alla perfezione, con un cast impeccabile che però non riesce a trasmettere con linearità e ragionevolezza questa storia d’amore fatta di presenze-assenze. Un cenno speciale è però doveroso alla bellissima voce di Susan Sarandon che si cimenta in un avvolgente canto che risuona delicatamente tra le camere di questo meraviglioso appartamento.

Riccardo