E finalmente, dopo giorni di delusione, il Concorso dell’83ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica ci regala una vera chicca made in Italy: L’estranea, di Paolo Strippoli.

Anna Colonna (Jasmine Trinca) si presenta all’improvviso a casa della figlia Alice (Romana Maggiora Vergano) e riapre una ferita rimasta nascosta per vent’anni. Al centro c’è un patto stretto con una donna sconosciuta (Valeria Bruni Tedeschi, memorabile ed iconica), un segreto che ha segnato la famiglia e una madre che, nel tentativo disperato di proteggere i propri figli, ha cercato di fare una cosa che forse nessuno può davvero fare: controllare il destino.

È da questa idea semplicissima e terribile che Paolo Strippoli – insieme al co-sceneggiatore Salvatore De Chirico – costruisce un film fresco, che intrattiene, ma che soprattutto si rivela essere un viaggio introspettivo alla scoperta dell’estranea dentro ognuno di noi. Un film che parla dell’amore nella sua forma più estrema, quando il desiderio di proteggere qualcuno può trasformarsi nella maniera più feroce di perderlo. E forse, come dice lo stesso Strippoli, a volte bisogna porre dei limiti all’amore.

E lo fa senza paura di sporcarsi le mani con il cinema di genere: L’estranea è thriller, saga familiare, tragedia, film grottesco. È un film che cambia pelle mentre procede, che stringe progressivamente la sua spirale attorno ai personaggi e allo spettatore. Ma quello che mi ha conquistato davvero è la sensazione di aver visto qualcosa di diverso. Qualcosa che non assomiglia a tutto il resto. Qualcosa di cui avevo davvero bisogno, in un periodo dove la maggior parte dei film che vedo non riesce a restarmi addosso.

E forse è proprio questa la cosa che mi manca di più nel cinema italiano: la voglia di rischiare davvero. Di prendere un’idea forte e portarla fino in fondo, senza preoccuparsi troppo di renderla rassicurante, spiegabile, facilmente digeribile. Per fortuna a #Venezia83 sono ci sono stati L’estranea e Serpenti di Roberto De Paolis.

In Italia non si vedevano film così da tempo. Quello di Strippoli capace di essere personale e universale allo stesso tempo, senza mai diventare autoreferenziale. Un’opera che non ti prende per mano e non ti dice cosa devi pensare, ma ti lascia dentro una domanda molto più scomoda: quanto male possiamo fare quando siamo convinti di farlo per amore?

E poi c’è quella sensazione rara che arriva quando scorrono i titoli di coda: la voglia di parlarne. Di tornarci sopra. Di ripensare a quelle immagini e a quelle persone. Quel continuo ripetere battute che magicamente ti restano impresse già dopo la prima visione. Io tifavo Francia.

Per me è questo che dovrebbe fare il cinema. E L’estranea lo fa maledettamente bene.

Dall’8 ottobre al cinema.

Marika